CONSUMI. Bocconi/Centromarca: imprese, dalla concorrenza sul prezzo all’attenzione alla qualità

Dalla competizione sul prezzo a quella su innovazione e qualità per soddisfare i nuovi bisogni del consumatore e salvare il sistema Italia. Per il 90% delle imprese italiane l’orientamento alla qualità è "rilevante" o "molto rilevante" per il proprio vantaggio competitivo. E dopo l’indigestione di merce "low cost", esplode nel consumatore la richiesta di maggior attenzione all’ambiente e alla sostenibilità.

È quanto emerge dallo studio condotto dal centro Findustria Bocconi in collaborazione con Centromarca, l’associazione italiana dell’industria di marca, e Fondazione Ernesto Illy, presentato ieri all’Università Bocconi.

Secondo lo studio, le imprese italiane hanno evidenziato i benefici del promuovere innovazione e qualità di prodotto nella loro offerta, allontanandosi da un modello basato unicamente sul prezzo e coinvolgendo tutti gli stakeholder lungo la filiera, creando così per il sistema-Italia le basi di un vantaggio competitivo di lungo periodo, nell’obiettivo di rispondere alle nuove attese del consumatore responsabile che chiede attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. Ma il management, secondo quanto emerge dalla ricerca, non ha ancora implementato tutte le scelte strategiche necessarie per muoversi in tale direzione.

Lo studio sulla gestione della filiera produttiva ha coinvolto un campione di aziende italiane del comparto dei beni di largo consumo, in particolare nelle filiere del caffè, del tessile e della cosmetica, utilizzando un questionario per indagare le dinamiche in atto nelle relazioni con fornitori e distributori. Dai risultati emerge inoltre che le imprese attribuiscono notevole importanza all’innovazione di prodotto (45%), orientamento al cliente (40%) e distintività dell’offerta, mentre si nota, invece, lo scarso rilievo attribuito alla sostenibilità quale valore fondante della strategia d’impresa, con il 25% che lo ritiene poco rilevante.

"I risultati – ha spiegato a Help Consumatori Maurizio Dallocchio, professore dell’Università Bocconi e coordinatore della ricerca – evidenziano la propensione delle imprese campione a migrare da una gestione della filiera basata sul prezzo a una improntata su innovazione e qualità del prodotto. Si tratta di una tendenza chiara, anche se solo in parte concretamente seguita dalle imprese".

Secondo quanto spiegato nello studio, l’enfasi esclusiva sul taglio dei costi e prezzi concorrenziali spinti all’estremo portano soltanto a modesti risultati di breve termine e non soddisfano più le attese dei nuovi consumatori responsabili. Se si associano gli effetti negativi a livello ambientale e sociale, si può comprendere infatti come la qualità e l’innovazione siano imprescindibili per qualsiasi azienda che voglia contribuire a uno sviluppo sostenibile del Paese e a soddisfare le nuove attese dei consumatori. Il messaggio essenziale che la ricerca vuole veicolare è quindi inequivocabile.

"Attenzione al rischio del ‘tanto a poco prezzo’ rispetto al ‘giusto a prezzo adeguato’. Il primo modello riduce la sensibilità e la capacità di scelta dell’individuo, penalizza l’ambiente (si pensi al tema dello smaltimento del troppo) e contribuisce a comprimere le potenzialità innovative delle imprese", ha ammonito Dallocchio.

Ma in un momento di recessione, con una perdita costante del potere di acquisto, quali potrebbero essere le ricadute sul consumatore finale di questo nuovo modello competitivo basato su valore e qualità?

"E’ fondamentale che il processo di acquisto diventi più attento e orientato non solo sui prezzi più bassi ma su elementi di valore che comprendano la durata dei beni acquistati, la garanzia di manutenzione e la percezione di etica e sostenibilità", ha concluso Dallocchio, auspicando che vengano presto adottate misure fiscali destinate ad aumentare il reddito disponibile nelle tasche del consumatore finale.

di Flora Cappelluti

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