CONSUMI. Buoni pasto, Adoc: “Abolire scadenza e aumentare valore”

"I buoni pasto non sono degli yogurt, che vanno in scadenza, ma sono soldi dei lavoratori" e dunque andrebbe abolita la loro scadenza. E andrebbe adeguato il loro valore, se si considera che in Europa – in Spagna, in Francia, in Portogallo – il valore defiscalizzato dei ticket è superiore a quello italiano. Nel dibattito di questi giorni sui buoni pasto interviene l’Adoc che punta su un diverso aspetto: la scadenza e il valore dei ticket.

Commenta il presidente Carlo Pileri: "Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto, comportando la perdita per il possessore del buono del 15% del suo valore, pari a circa 200 euro e un guadagno, ingiusto, per i gestori, pari a circa 150 milioni di euro complessivi. Per questo proponiamo l’eliminazione della scadenza, come già fatto per le carte telefoniche prepagate. Inoltre è necessario alzare la soglia dell’esenzione fiscale e contributiva, ferma a 5,29 euro da ormai 15 anni, adeguandola al costo della vita. Negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche".

Per l’associazione si dovrebbe inoltre prevedere l’abolizione dell’asta al ribasso per l’aggiudicazione e il pagamento entro 30 giorni all’esercente. "Altrimenti i ristoratori scaricano sui consumatori, attraverso l’aumento dei prezzi al dettaglio, il rischio di impresa – conclude Pileri – determinando un aumento inflattivo significativo che va a danneggiare gravemente anche chi non possiede il buono. Le aste al ribasso servono solo a ribassare i diritti."

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