CONSUMI. Buoni pasto, Adoc sostiene proposta aumento esenzione fiscale

L’Anseb, l’associazione nazionale degli emettitori buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio, lancia un appello al Senatore Mario Monti, che oggi è impegnato nella giornata di consultazionidedicata alle parti sociali. La proposta è quella di aumentare la soglia d’esenzione fiscale dei buoni pasto, ferma da ormai 15 anni a 5,29 euro, adeguandola al costo della vitaa beneficio dei lavoratori dipendenti per contribuire al rilancio dei consumi. "In un’ottica di crescita e sviluppo, allora, sarebbe fondamentale innalzare il valore esentasse del tagliando sostitutivo del servizio mensa bloccato dal 1995 a 5,29 euro" scrive in una nota il Presidente dell’Anseb Franco Tumino.

I buoni pasto di cui usufruiscono circa due milioni e mezzo di impiegati, generando un potere di spesa da 2,5 miliardi di euro all’anno, sono diventati in questo periodo di crisi uno strumento importante in grado di risolvere il problema della quarta settimana soprattutto per le famiglie meno abbienti. Per questo l’associazione chiede di poter considerare l’aumento del valore esentasse, evitando che la parte di importo compresa fra i 5,29 euro e il valore facciale del tagliando venga tassata al lavoratore e pesi sulle casse dei datori di lavoro per gli aspetti contributivi. Aumentare il valore esentasse del buono pasto, cioè di un tagliando spendibile soltanto in consumi alimentari, significa dunque aumentare il potere di acquisto destinato a cibi e bevande, contribuendo ad innescare quella propensione al consumo contratta negli ultimi anni dallo stato di incertezza e instabilità economica.

L’Adoc appoggià questa proposta. "Ci auguriamo che il Sen. Monti, tra i primi interventi di risanamento dell’economia italiana, inserisca anche l’alzamento della soglia dell’esenzione fiscale e contributive dei buoni pasto, adeguandola al costo della vita – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – soglia che è ferma a 5,29 euro da ormai 15 anni, e che non permette più ai consumatori di consumare un pasto completo, dato che bastano appena per un tramezzino a Milano mentre a Roma per un panino e un succo di frutta ma il caffè è escluso. Al contrario, con questa semplice soluzione la capacità di spesa dei cittadini aumenterebbe e i consumi ne risentirebbero positivamente, concorrendo al rilancio della domanda interna, uno degli obiettivi primari per il superamento della crisi".

Pileri precisa che negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. "Considerato che gli utenti giornalieri in Italia sono circa 2 milioni, e 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche, rispondendo non solo ad esigenze economiche ma anche sociali. I buoni pasto, inoltre, rientrano nella linea di ridurre la circolazione del contante, che per essere attuata e trovarci partecipi deve offrire ai consumatori degli strumenti adeguati."

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