CONSUMI. Buoni pasto, Aieb Confesercenti: serve codice di autoregolamentazione

Il settore dei buoni pasto deve dotarsi di un codice di autoregolamentazione. "Per molti italiani, in questo momento di crisi e di difficoltà economica, i buoni pasto rappresentano un aspetto imprescindibile del bilancio familiare. Un servizio sostitutivo di mensa aziendale sul quale fanno affidamento, che deve essere rispettato e tutelato. Peccato che il plafond di esenzione sia fermo dal 1997 a soli 5,29 euro per persona al giorno; un importo sicuramente inadeguato rispetto all’attuale costo della vita": è la posizione espressa da Paolo Musazzi, presidente di Aieb-Confesercenti, Associazione Italiana Emettitori Buoni Pasto. L’associazione interviene sul tema lanciato nei giorni scorsi e mette in guardia "sulle facili semplificazioni volte ad omologare tutti gli emettitori".

"Nei scorsi giorni – si legge in una notasono apparsi alcuni articoli sulla stampa e sui media in merito ad una nuova polemica nel settore dei buoni pasto. Le dinamiche delle gare al massimo ribasso e le centrali d’acquisto spingono infatti alcuni emettitori spregiudicati ad aumentare sconsideratamente le commissioni nei confronti degli esercenti, che minacciano di non aderire più al servizio". Ma, afferma la sigla, non sono tutti uguali. "Non ha senso infatti equiparare aziende che si muovono sul mercato con approcci commerciali diversi. Così come non ha senso attaccare un servizio, i buoni pasto, che ha dimostrato la propria validità per i lavoratori, le aziende e i locali convenzionati".

Conclude Musazzi: "Il buono pasto è per i lavoratori un efficace servizio, indispensabile a complemento della retribuzione, mentre per le aziende è un incentivo alla presenza e uno strumento di motivazione. L’attuale quadro normativo deve essere sostenuto e migliorato, in ogni caso è a nostro parere opportuno che il settore si doti di un codice di autoregolamentazione, a tutela e garanzia di tutti gli attori coinvolti".

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