CONSUMI. Buoni pasto, Casper: “C’è speculazione”

La querelle sui buoni pasto ha un nome preciso: speculazione. Quella fatta dalle aziende che fanno la selezione delle società emittenti sulla base di gare al ribasso, con la conseguenza che queste si rivalgono sugli esercenti e questi ultimi si ritirano dal mercato dei buoni pasto. È quanto afferma Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, fondato da Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori, che interviene sulla polemica di questi giorni relativa al costo dei buoni pasto e al fatto che molti esercizi commerciali stanno ritirando la disponibilità ad accettare ticket. I numeri, del resto, indicano che la questione è di ampio interesse: secondo Casper ci sono circa 2,2 milioni di consumatori che usano quotidianamente i buoni pasto, per un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro.

Afferma il Comitato: "Se molti esercenti stanno cominciando a rifiutare di accettare i buoni pasto, ciò accade infatti per colpa dei soliti approfittatori: sono proprio le grandi aziende con molti dipendenti (e cioè i gruppi bancari, le compagnie di assicurazione, le società telefoniche, ma anche le pubbliche amministrazioni) a selezionare le società emittenti dei buoni pasto sulla base di gare al ribasso, imponendo sconti fino al 20% del valore nominale del tagliando (un "buono" da 5 euro viene venduto di fatto a 4 euro). Le società che emettono i buoni pasto sono dunque costrette a rivalersi sugli esercenti, come bar, ristoranti, supermercati, etc. e così, essendo troppo costoso accettare buoni pasto, i ristoratori sono spesso costretti a smettere di farlo. Questa conclusione -continua Casper – danneggia il lavoratore-consumatore che nell’uso del buono pasto ha una utilità data non solo dalla comodità di utilizzo ma anche dal fatto che, sotto un certo importo, i buoni non sono soggetti a tassazione".

C’è poi anche un’altra conseguenza: ci potrebbe essere "un indiscriminato aumento dei prezzi di vendita dei generi alimentari gonfiati allo scopo di ammortizzare il maggior costo delle convenzioni che si riversa però a danno anche di chi non utilizza i buoni pasto".

"La speculazione dei buoni pasto – conclude Casper – dimostra una volta di più che il mercato ha bisogno di regole e di costanti verifiche della loro applicazione a garanzia di tutti gli attori del sistema, impedendo distorsioni che, in ultima analisi, ricadono sull’anello più debole del mercato e cioè i consumatori (ai quali, tuttavia, andrebbe ricordato che il "buono pasto" dovrebbe essere utilizzato per le esigenze alimentari quotidiane e non per acquistare ogni genere di prodotto al supermercato)".

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