CONSUMI. Censis-Confcommercio: si ridimensionano stili di vita, 24% ha rinunciato all’essenziale

Lo chiamano "ridimensionamento temporaneo degli stili di vita". È la riduzione degli sprechi, la razionalizzazione e la riorganizzazione dei consumi in un contesto di incertezza e in un Paese disorientato dall’onda lunga della crisi, un tipo di comportamento cui si volgono un po’ tutte le famiglie. Che in Italia si dividono sostanzialmente in tre fasce: un 24% che ha rinunciato a cose essenziali a causa della crisi; un 51% che ha ridotto gli sprechi, razionalizzando le spese ed eliminando il superfluo; un 25% che invece ha potuto conservare invariate le proprie abitudini di consumo. Sono i risultati cui giunge l’Outlook dei consumi-Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane, realizzato da Censis e Confcommercio. "Nel clima di incertezza diffusa e di aspettative di ripresa, per ora andate deluse, prevale la propensione a minimizzare gli sprechi ed a contenere le spese, a ridurre le risorse destinate a svago e divertimento, a programmare viaggi e vacanze estive per quanto possibile poco costose".

I principali risultati evidenziano che anche nella prima parte del 2010 i consumi delle famiglie rimangono stagnanti. Non si prevede per l’immediato una ripresa, se si considera che il 68% delle famiglie prevede consumi stabili nei prossimi mesi. Prevale un sentimento di cautela che porta a rimandare alcune spese in programma, soprattutto quelle per ristrutturare l’abitazione (17,2%) e per l’acquisto di elettrodomestici (14%).

Il 58% delle famiglie non farà nessuna vacanza. Per chi parte, le vacanze estive tenderanno alla sobrietà, saranno più brevi con un soggiorno di meno giornate sia in Italia che all’estero. Aumentano solo le vacanze brevi all’interno dei confini nazionali, che passano dal 18% circa del 2009 al 23,6% di quest’anno.

Un quarto del campione ha dovuto rinunciare a spese essenziali: riguarda soprattutto le famiglie del Mezzogiorno, chi vive da solo o con figli a carico, le famiglie con persone disoccupato e reddito più basso. L’indagine sottolinea comunque che la tendenza alla riduzione degli sprechi viene dichiarata da tutti i segmenti sociali, anche quelli a reddito più elevato: un concetto che può essere interpretato in modo diverso e naturalmente comportare significati diversi da famiglia a famiglia, ma che per la ricerca "indica la presenza diffusa di un ‘clima al ribasso’, di una sensazione di incertezza che non aiuta a determinare una spinta propulsiva ai consumi".

Comments are closed.