CONSUMI. Cia: la tavola risente della crisi, 4 su 10 tagliano la spesa alimentare

La tavola al tempo della crisi vede il taglio della spesa alimentare, il cambiamento di menù da parte delle famiglie alla ricerca del risparmio, la rinuncia alla qualità e l’aumento delle spese presso gli hard discount. I dati sono quelli di un’indagine Cia-Confederazione italiana agricoltori elaborata sulla base di rilevazioni territoriali e di dati Istat e Ismea. E cosa dicono? Che quattro famiglie su dieci hanno tagliato drasticamente la spesa alimentare. Il 60% ha cambiato menù, mentre il 35% è stato costretto ad optare per prodotti di qualità inferiore. Crescono i consumatori (11%) che si rivolgono agli hard-discount, dove si acquista a prezzi più bassi. Per mangiare si spende di più al Centro e al Sudrispetto al Nord.

Nel contesto dei "tagli" alimentari, si riscontra che il 40% delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38% quelli di pane, il 36% quelli di olio d’oliva e il 35% quelli di vino. Si cambia menù perché si scelgono prodotti più convenienti e si riducono gli acquisti, meno al Nord, di più al Centro e al Sud. Al Centro e al Sud, rispettivamente con 492 e 482 euro mensili, si spende di più per allestire le tavole rispetto al Nord dove si registrano 464 euro. Nelle regioni del Mezzogiorno alla spesa alimentare è destinata più di un quinto di quella totale. Percentuale, invece, inferiore sia in quelle centrali che in quelle settentrionali.

"Più nel dettaglio – informa la Cia – si riscontra che alle Marche spetta il primato nell’acquisto di alimenti e bevande con 516 euro mensili a famiglia. Seguono la Puglia (515 euro), la Campania (514 euro), l’Umbria (511 euro) e il Lazio (500 euro). Questa particolare classifica è chiusa dal Trentino Alto Adige (402 euro), preceduta dall’Emilia Romagna (428 euro) e dal Friuli Venezia Giulia (429 euro). In tutte le regioni del Mezzogiorno la spesa alimentare assorbe oltre un quinto della spesa totale, in Campania, invece, è di oltre un quarto (26,6%)".

La percentuale di spesa destinata all’alimentazione varia anche per classi sociali e condizioni di lavoro, rileva l’indagine: imprenditori e liberi professionisti spendono per imbandire le loro tavole il 15,2% della spesa totale, i lavoratori autonomi il 19%, i dirigenti e gli impiegati il 16%, gli operai il 20,5% mentre per i pensionati la percentuale è del 21%. Un dato che risente evidentemente della disponibilità economica di partenza.

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