CONSUMI. Cia: non decolla l’e-commerce degli alimentari

I consumatori italiani rimangono scettici sull’acquisto dei prodotti alimentari via internet. Il fatturato del settore è stimato in circa 196 milioni di euro nel 2009 e l’Italia, insieme alla Spagna, è ultima nella classifica degli acquisti online nonostante l’aumento del 15% registrato nel 2009. I dati sono della Cia-Confederazione italiana agricoltori, e fotografano la difficoltà di affermazione delle vendite online dei prodotti alimentari.

Circa il 60% delle vendite è coperto da vino, birra, biscotti, tè e caffè, e non sono pochi i prodotti ricercati o rari che si possono trovare online. Ma se gli acquisti su web vedono prevalere i settori del turismo e dell’elettronica, vanno male invece editoria e alimentari: per la Cia, questi dati "esplicitano una diffidenza di fondo degli italiani che, quando vogliono comprare alimenti e libri preferiscono "toccare con mano" il prodotto, mostrando scetticismo verso l’acquisto a distanza. In tal senso, risultano fortemente penalizzati i prodotti freschi come frutta e ortaggi che non vengono scelti guardando solo un’immagine da catalogo".

Sono diverse le ragioni individuate dalla Confederazione alla base della diffidenza verso l’acquisto online di alimentari: ragioni infrastrutturali e impedimenti burocratici, regime Iva e difficoltà dei trasporti, ma anche l’abitudine degli italiani di andare a fare la spesa personalmente, nonché la paura di truffe, imitazioni, contraffazioni sulle scadenze dei prodotti. La vera novità per gli acquisti online è invece rappresentata dai Gruppi di acquisto solidale, che si accordano per comprare collettivamente i prodotti e ottengono prezzi più convenienti.

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