CONSUMI. Confcommercio: ad aprile un leggero calo. La reazione di Federconsumatori

Torna a calare lievemente la domanda di consumi delle famiglie italiane. Dopo la ripresa di marzo, il volume dei consumi di aprile si è ridotto dello 0,4%, in termini congiunturali, mentre resta la stagnazione in termini tendenziali. E’ quanto emerge dall’Indicatore dei Consumi Confcommercio che comunque mette in luce una ripresa di fiducia da parte delle famiglie italiane, rispetto agli ultimi mesi del 2008.

Nel mese di maggio si sono raggiunti livelli di fiducia vicini a quelli della fine del 2007. Nello specifico l’ICC registra una sostanziale stasi della domanda sia per i beni che per i servizi ed evidenzia l’attenuarsi delle dinamiche negative per quasi tutti i settori considerati.

La dinamica dei prezzi al consumo, relativa al paniere dei beni e servizi che compongono l’ICC, ha evidenziato anche nel mese di aprile 2009 una contenuta flessione (-0,1%), soprattutto per i beni. Dopo un bimestre negativo cresce dello 0,8% la domanda di beni e servizi ricreativi, in particolare dei giochi pubblici e di prodotti per il tempo libero.

Prosegue il trend negativo dei servizi di ristorazione e d’alloggio che subiscono una flessione dell’1,6%, in termini tendenziali. Leggero arretramento per la domanda relativa ai beni e servizi per la mobilità(-0,3%), segno di una debolezza strutturale del mercato di autovetture e motocicli, solo in parte attenuata dagli incentivi all’acquisto.

Ridimensionato risulta il tasso di crescita di beni e servizi per le comunicazioni e per l’ICT domestico: si scende da valori superiori al 10% della fine del 2008 al 5,2% di aprile. Negativo l’andamento della domanda per beni e servizi per la cura della persona (-0,8), mentre una contenuta tendenza al rialzo si registra per gli acquisti di articoli d’abbigliamento e calzature (+0,4%).

La domanda di beni e servizi per la casa, in particolare degli elettrodomestici, ha subito un’ulteriore flessione delle quantità vendute (-1,5% in termini tendenziali), come anche la domanda di prodotti alimentari, bevande e tabacchi (-0,7%).

Un po’ amara la reazione di Federconsumatori ai dati di Confcommercio. "Siamo sinceramente stufi di sentire inneggiare alla ripresa ed al superamento della crisi, come affermato oggi anche dalla Confcommercio -si legge in una nota dell’Associazione dei consumatori – Basta guardare i principali indicatori economici per comprendere come tali affermazioni siano lontanissime dalla realtà – sostiene Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori. Il Prodotto Interno Lordo è in caduta libera (solo la settimana scorsa la Banca d’Italia prospettava un -5%), i consumi continuano a ristagnare, la cassa integrazione e la disoccupazione sono in forte aumento".

"Si calcola che, solo per questi ultimi due fattori – continua la nota di Federconsumatori – la riduzione del potere di acquisto per l’intero universo delle famiglie (24 milioni da dati Istat) sia pari a 492 Euro annui per ciascun nucleo familiare. Questo dato diventa poi allarmante se rapportato ai soli nuclei familiari a reddito fisso: la perdita in questo caso sarebbe di 850 Euro a famiglia. In questa drammatica situazione, piuttosto che attuare serie politiche sul versante della domanda di mercato ed a sostegno del reddito fisso, come da tempo rivendichiamo, il Governo si è limitato a delle misure caritatevoli, quali Social Card e Bonus Famiglia che, complessivamente, a fine 2009, comporteranno una spesa di 848 milioni di Euro. Solo per il fiscal drag, invece, lo Stato ha incamerato nel 2008 3,6 miliardi di Euro".

"È alla luce di tale situazione – conclude Federconsumatori – che torniamo a ribadire quanto le affermazioni tese ad infondere facili ottimismi risultino nocive per il Paese, ed a rivendicare la necessità di manovre che aiutino il potere di acquisto delle famiglie, e che imprimano una svolta all’economia, attraverso:

  • la defiscalizzazione del reddito fisso, per almeno 100 Euro al mese;
  • la restituzione del fiscal drag;
  • una manovra di riduzione dei prezzi (in coerenza con quanto sta avvenendo per quanto riguarda i costi delle materie prime ed i listini industriali) di almeno il 20%;
  • un assegno di disoccupazione per il precariato.

 

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