CONSUMI. Confcommercio: dagli anni ’70 è aumentata la spesa per affitti ma anche per vacanze

Negli ultimi trent’anni le famiglie italiane hanno aumentato del 52% la spesa per affitti e spese obbligate. Negli anni Settanta una famiglia aveva una quota di spesa per affitti e spese obbligatorie pari al 24,7% del totale dei suoi consumi, percentuale che è salita a quasi il 40% nel triennio 2007-2009. Lo rileva l’Ufficio Studi Confcommercio analizzando la "questione" dei consumi dagli anni Settanta a oggi.

I modelli di consumo nel nostro Paese sono cambiati radicalmente nel corso degli ultimi trent’anni, scrive Confcommercio, e sono oggi più complessi e confusi. Fino agli anni Settanta si poteva infatti individuare una struttura prevalente dei consumi che procedeva con lo sviluppo della fascia di reddito. In questo modo si aveva una "piramide dei consumi" con le spese fondamentali alla base e in cima i consumi di lusso, che comprendevano non singoli prodotti ma intere categorie.

"Ma – scrive Confcommercio – lo sviluppo del reddito negli anni Settanta e Ottanta, il successivo processo di accumulazione di ricchezza liquida o immobiliare, la diffusione del credito al consumo e, soprattutto, per gli anni che vanno dal 1990 a oggi, la stagnazione della crescita e l’espansione delle spese obbligate – affitti, mutui, luce, acqua, gas, carburanti, spese bancarie e assicurative – hanno rimescolato profondamente gli scenari microeconomici. Con il risultato che, se negli anni ’70 una famiglia aveva una quota di spesa per affitti e spese obbligatorie pari al 24,7% del totale dei suoi consumi, nel triennio 2007-09 questa quota arriva a quasi il 40%".

Aumentano invece un po’ di più della media dei consumi le spese che riguardano il tempo libero. A partire dagli anni Novanta la spesa per cura del sé, abitazione e pasti fuori casa tende a diminuire (dal 75% al 70% circa nel triennio 2007-2009) mentre cresce rispetto agli anni Settanta la spesa per vacanze. Per quest’ultima, secondo Confcommercio, "va però fatta una precisazione e cioè che la quota di spesa, in crescita dal 1970 ad oggi, significa che non attraiamo stranieri ad alta capacità di spesa nel nostro paese e andiamo più all’estero per le vacanze. È evidente quindi che tra queste due principali aggregazioni di consumi esiste una sensibile differenza di velocità nella crescita, che conduce ad un effetto-sostituzione all’interno dei gruppi e tra i gruppi".

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