CONSUMI. Confcommercio: il recupero è finito

È finita la fase di recupero dei consumi. A settembre, l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è cresciuto dell’1,1% in termini tendenziali, mentre è sceso dello 0,1% rispetto al mese precedente, segnale interpretato appunto come probabile esaurimento della fase di recupero dei consumi delle famiglie, che aveva raggiunto il picco nei mesi estivi del 2011. Su base mensile, diminuisce la domanda di beni e servizi per la mobilità e il calo maggiore riguarda beni e servizi ricreativi.

Su base annuale, rispetto a settembre 2010, è cresciuta sia la domanda relativa ai servizi (+2,7%) che quella per i beni (+0,5%). Un’evoluzione particolarmente favorevole continua a interessare il comparto dei beni e servizi per le comunicazioni (+11,7% rispetto a settembre del 2010), soprattutto quelli per l’ICT domestico, la cui domanda è favorita, oltre che dall’introduzione di nuovi prodotti, dalla sostenuta tendenza alla riduzione dei prezzi. L’anno si presenta invece particolarmente negativo per abbigliamento e calzature, in calo del 3,9% rispetto al 2010. A settembre risultano in calo anche gli acquisti di auto e moto, mentre la domanda di beni e servizi ricreativi mostra, dopo sette mesi di progressiva crescita, una diminuzione dell’1,3%. Resta critico anche l’andamento dei consumi alimentari.

La Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea, infatti, come siano in costante aumento le famiglie italiane che, alle prese con il "caro-vita" e con gli effetti della crisi economica sul portafoglio, sono costrette a risparmiare sugli acquisti al supermercato. A settembre l’Indicatore dei consumi (Icc) evidenzia sul fronte cibo e bevande un calo in quantità del 2,2% a livello tendenziale e dello 0,4% rispetto ad agosto Vuol dire che gli italiani spendono sempre di meno per la tavola, modificando dieta e abitudini alimentari. "Una tendenza confermata anche dai risultati di una nostra recente indagine sul territorio nazionale – continua la Cia – secondo cui dall’inizio dell’anno ben il 35% delle famiglie italiane (7,7 milioni) ha dovuto "svuotare" il carrello della spesa, riducendo dosi e quantità acquistate. E i "tagli" alla tavola non hanno riguardano soltanto il superfluo, ma hanno coinvolto anche tutti quei prodotti di prima necessità che sono alla base della dieta mediterranea. Infatti, il 41,4% degli intervistati ha detto di aver diminuito gli acquisti di frutta e verdura, il 37% quelli di pane e pasta e il 38,5% quelli di carne rossa e pesce. E le prospettive restano assolutamente negative. Senza contare che ora l’aumento dell’Iva dal 20 al 21% rischia di dare il colpo di grazia ai consumi e, quindi, alle famiglie italiane.

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