CONSUMI. Confcommercio: in tre anni meno 5,6%. Consumatori: “Inadeguati incentivi del Governo”

Negli ultimi anni quote sempre maggiori della spesa per le famiglie sono state dirottate verso i consumi obbligati, quali affitti, sanità, assicurazioni, restringendo dunque la possibilità di acquistare beni e servizi. Tanto è vero che negli ultimi tre anni la domanda di beni da parte delle famiglie ha mostrato un andamento molto negativo, con una riduzione dei volumi acquistati del 5,6%. La riduzione è più contenuta per gli alimentari, ma l’evoluzione "spiega come in un momento di difficoltà e con un reddito in diminuzione, le famiglie, nell’impossibilità di comprimere le spese obbligate, siano state costrette a ridurre ulteriormente l’area relativa ai consumi di beni commercializzabili, tendenza destinata a permanere anche nel biennio 2010-2011, con gli inevitabili effetti negativi sul sistema distributivo". È quanto rileva oggi Confcommercio. Dati che vengono accolti dai Consumatori come una prova della bontà delle previsioni fatta dalle associazioni ma anche come spunto per ritenere del tutto insufficienti e inadeguati gli incentivi decisi nei giorni scorsi dal Governo.

"Dopo Istat e Bankitalia, buon ultima, arriva anche la conferma, da parte della Confcommercio (da sempre iscritta al partito degli "ottimisti"), dei dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sulla fortissima contrazione dei consumi – affermano Federconsumatori e Adusbef – Solo negli ultimi due anni, infatti, si è registrata una contrazione di questi ultimi del 2,8%, pari ad oltre 25 miliardi di euro". Sono dati che fanno emergere "l’inadeguatezza degli incentivi messi in campo dal Governo, che pretenderebbe di rilanciare la domanda di mercato con appena 300 milioni di euro, per di più ripartiti su 15-20 settori merceologici". Commentano i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: "L’unica nota positiva, in tutto questo, è che, finalmente, si inizia a dire la verità al Paese sulla reale situazione economica, da troppo tempo nascosta e mistificata".

Il Codacons parte dai dati Confcommercio per criticare il nuovo paniere Istat 2010, che secondo l’associazione non tiene in considerazione la crisi in atto e il cambiamento delle abitudini di consumo delle famiglie italiane. "Anche i dati della Confcommercio confermano quelli del Codacons, secondo i quali a partire dal settembre 2008, e poi in modo più consistente per tutto il 2009, i consumi sono radicalmente mutati – afferma l’associazione – Nel paniere Istat 2010, invece, è calato il peso di beni necessari, a cui non si può rinunciare nemmeno nei momenti di crisi, come i Prodotti alimentari, Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Trasporti e sono saliti i pesi delle Comunicazioni, Ricreazione, spettacoli e cultura, Servizi ricettivi e di ristorazione, di cui si può fare a meno quando le cose non vanno per il meglio". Altro elemento sottolineato: la crisi dei consumi "dimostra come gli incentivi decisi nei giorni scorsi dal Governo siano così irrisori che non solo non serviranno a rilanciare l’economia del Paese, ma non riusciranno nemmeno a dare fiato ai settori incentivati".

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