CONSUMI. Confesercenti-Ispo: crisi economica, gli italiani non hanno più fiducia in nessuno

Italiani e crisi economica: non solo per gli abitanti del Bel Paese "il peggio non è ancora passato", ma c’è un clima di sfiducia che investe tutte le istituzioni, mentre quasi all’unanimità (95%) si dichiara un giudizio negativo sulla situazione economica e anche nel Nord Est aumenta la preoccupazione per l’economia e il lavoro. "Troppe incertezza e una crisi infinita. Gli italiani sono stanchi di tutto questo e chiedono una svolta". È quanto afferma Marco Venturi, presidente Confesercenti, in apertura dei lavori della presidenza dell’associazione nella quale ha reso noti i risultati del sesto sondaggio Confesercenti-Ispo.

Secondo il sondaggio "è come se gli italiani si sentissero intrappolati in un labirinto da cui è difficile uscire tanto che, questo è uno dei dati più eclatanti, se la prendono con tutti: Governo, opposizioni, imprese, sindacati, banche. Dai dati si comprende che l’accusa è quella di fare poco e si chiedono più fatti. Da ottobre 2009 ad oggi – prosegue l’analisi – la fiducia crolla ai minimi per tutti: nei confronti del governo scende dal 31% al 12%, nei riguardi dell’opposizione dal 12% al 6%. E, all’indomani del varo del federalismo fiscale, non può non far riflettere la marcata flessione dei consensi ottenuti dalle regioni e dagli enti locali (dal 26% al 14%). In flessione anche i sindacati (dal 15% all’11%), le banche (dal 9% al 7%) ed anche le associazioni delle Pmi (dal 16% al 14%)".

Altro dato significativo è rappresentato dal fatto che, anche in un’area dedicata all’export come il Nord Est, si segnalano ormai "sbandamenti non insignificanti", dove sale la preoccupazione per la situazione economica dell’Italia dall’86% di ottobre 2009 al 97% di questa ultima rilevazione.

Ancora una volta per la maggior parte degli italiani, il "peggio non è ancora passato": era l’87% nell’ottobre del 2009, si attesta all’89% oggi. Il giudizio negativo sulla situazione economica "raccoglie una sorta di inquietante unanimismo": il 95% (era il 91% nel primo sondaggio del 2009). Il numero delle famiglie direttamente coinvolte dalla crisi continua a rappresentare il 20%.

Le conclusioni sono sconsolate: "Non può stupire allora che cali la propensione al risparmio e, nonostante tutto questo, che i consumi interni si trovino in una fase di assoluta stagnazione: se il caro-petrolio soffia sul fuoco dell’inflazione ed al tempo stesso deprime i consumi, ancora più preoccupante è la"rinuncia" sempre più estesa che le famiglie compiono sugli acquisti di beni alimentari".

Comments are closed.