CONSUMI. Coop: 30 anni di educazione al consumo consapevole

L’educazione al consumo consapevole apre ai temi legati alla cittadinanza. La cittadinanza è infatti il tema nuovo che emergerà, nella prospettiva del consumo, dell’etica dei prodotti, della legalità e della multiculturalità, dalle prossime attività della Coop nell’ambito dell’educazione al consumo consapevole. Nel frattempo, la Coop celebra trent’anni di attività nel settore con due giorni di celebrazioni a Roma, un libro, una mostra, un dvd e l’adesione del Presidente della Repubblica. Un video ne ripercorre le tappe storiche: ci sono state le Giornate dei giovani consumatori, la creazione di percorsi di educazione al consumo all’interno dei supermercati, cui è seguita la creazione di un sistema nazionale di educazione al consumo consapevole da parte della Coop, la promozione dell’educazione ambientale, la prospettiva seguita negli anni Duemila all’insegna della Consumer Citizenship, la costruzione del consumo critico e l’esercizio attivo della cittadinanza.

Due giorni di convegno a Roma, dunque, con il rinnovo del protocollo d’intesa fra Coop e Ministero della Pubblica Istruzione: il protocollo si inserisce nel programma "Scuola e Cibo", avviato lo scorso anno nelle quarte e quinte classi di quindici scuole primarie in un progetto pilota partito da Roma, Milano e Catania. Quest’anno si passerà alla sperimentazione nelle scuole medie di sei regioni. L’obiettivo finale è quello di inserire l’educazione alimentare quale materia di insegnamento nelle scuole e di consegnare un "modello" di azione alle attività di Expo 2015 a Milano. Intanto, rileva la Coop, le attività del solo anno scolastico 2009-2010 hanno coinvolto oltre 220 mila studenti di ogni ordine e grado, più di 13 mila insegnanti e oltre 10 mila percorsi formativi.

Slogan della due giorni: "Trent’anni. Spesi bene". Illustri gli interventi, come la lectio magistralis del procuratore Pier Luigi Vigna sui temi della legalità e della cittadinanza. Chiara la prospettiva per il futuro, come ha detto Aldo Soldi, presidente Coop-Ancc: "Fin dagli inizi, educare al consumo consapevole ha significato per noi contribuire a formare un cittadino consapevole. Dotato di senso critico, informato, curioso: un cittadino protagonista del suo tempo, non uno spettatore. Ed è proprio sulla cittadinanza che può basarsi uno dei filoni di evoluzione. Senza dimenticare i consumi e l’approccio consapevole a questi, la sfida dei prossimi anni sarà proprio quella della cittadinanza, della multiculturalità, della legalità, del rispetto delle regole, delle pari opportunità".

Lo sguardo sul futuro è stato delineato da Claudio Toso, coordinatore del Gruppo nazionale educazione al consumo consapevole di Coop: gli obiettivi sono quelli di "continuare a contribuire alla formazione di futuri cittadini capaci di armonizzare il mondo dei consumi con l’ambiente, la società, l’economia, l’etica; realizzare un rapporto col mondo della scuola dove il riconoscimento delle rispettive missioni e dimensioni istituzionali si apra a una prospettiva di progettazione condivisa; definire una strategia che risponda ai bisogni del territorio, promuova valori e renda più visibile Coop". Fra i temi nuovi, appunto, la cittadinanza, intesa nella prospettiva dei consumi, del rapporti fra scelte di consumo e motivazioni di chi sceglie, delle filiere, dell’etica del prodotto.

Il trentennale è stato anche occasione di dibattito sulla società italiana. Particolarmente apprezzato l’intervento di don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, che realizza coltivazioni sui terreni confiscati alla criminalità organizzata. "È la cultura che dà la sveglia alle coscienze – ha detto don Ciotti – C’è troppo sapere di seconda mano, mentre la prima responsabilità è conoscere e poi creare le condizioni per scegliere. Sui beni confiscati vogliamo coltivare la freschezza: se non coltiviamo la freschezza stiamo freschi noi, e non è una battuta". Il presidente di Libera ha infatti sottolineato la gravità di una situazione nella quale "le mafie sono nel piatto. Ci sono prodotti frutto delle violenza e del crimine", quelli legati all’infiltrazione delle mafie nel settore agroalimentare. Ammonisce don Luigi Ciotti: "Il problema della presenza mafiosa nell’agroalimentare è di una gravità assoluta".

 

di Sabrina Bergamini

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