CONSUMI. Fairtrade: scelte di consumo fanno la differenza

Cambiano i consumi e cambiano i consumatori. Sono più attenti non solo al risparmio, ma anche alla sostenibilità di quello che acquistano, al rispetto dell’ambiente e dei diritti dei produttori e dei lavoratori, alla qualità dei prodotti e dei processi produttivi, agli acquisti responsabili. È una tendenza che sta emergendo forse anche a causa della crisi economica e sembra rafforzarsi ogni volta che si va alla ricerca delle nuove tendenze in atto, dall’attenzione al biologico alla tutela dell’ambiente al commercio equo e solidale. "I consumatori sono sempre più attenti a cosa c’è sotto l’etichetta". Perché sanno che "i nostri acquisti possono fare la differenza".

È quanto emerge dal profilo dei consumatori che scelgono il Fairtrade, dunque i prodotti certificati del commercio equo e solidale. Una quota sempre più consistente di persone include, tra i propri criteri di consumo, l’impatto che i loro acquisti possono avere nella vita dei produttori e dei lavoratori dei Paesi del Sud del Mondo: emerge da una ricerca globale commissionata da Fairtrade International, di cui Fairtrade Italia è parte, e realizzata dall’istituto indipendente GlobeScan sulla base di 17.000 interviste realizzate in 24 paesi. I dati sono stati lanciati in occasione dell’ottava edizione dell’iniziativa di promozione "Io faccio la spesa giusta", al via da domani fino al 30 ottobre in supermercati, ristoranti, piazze di tutta Italia. Il commercio equo e solidale raccoglie l’attenzione dei consumatori anche in periodi oggettivamente difficili: secondo dati internazionali, ammonta a 4,36 miliardi di euro la spesa per i prodotti Fairtrade in tutto il mondo (+ 28% rispetto al 2009) e in Italia si arriva a 49,5 milioni del 2010 contro i 43,5 spesi del 2009.

Secondo la ricerca di Fairtrade International, sei persone su dieci (il 59% del campione) ritengono di poter fare la differenza attraverso le proprie scelte di consumo e hanno un’aspettativa molto alta rispetto alla responsabilità sociale delle aziende. Il 79% degli intervistati ritiene, infatti, che le aziende abbiano un ruolo importante nella riduzione della povertà e nel favorire lo sviluppo dei paesi del Sud del Mondo, attraverso un modo più giusto di fare commercio. L’85% del campione è convinto che le aziende che trattano i prodotti del Sud del Mondo (dal caffè al cacao allo zucchero) debba considerare quale aspetto cruciale quello di un prezzo equo della materie prime.

Il marchio Fairtrade dimostra di essere conosciuto e riconosciuto: il 58% del campione ritiene che il label permetta di identificare facilmente un bene prodotto in modo etico; tre quarti dei consumatori pensa che la certificazione indipendente sia il modo migliore per accertare l’eticità di un prodotto; in Italia, l’89% degli intervistati ritiene la certificazione essenziale per attestare che un prodotto è etico.

In questo contesto, si delinea un "consumatore eticamente sensibile" che non si limita ad acquistare, ma diventa "promotore del sistema": ovvero, agisce in prima persona e passa la parola. Il 29% del campione esaminato nell’indagine ha conosciuto il Fairtrade tramite la famiglia e gli amici e una percentuale altrettanto consistente, pari al 28%, sul web – il 17% attraverso ricerche, il 8% dai social media. Gli italiani in particolare spiccano per il passaparola: quasi 8 intervistati su 10 consiglierebbero ad amici, parenti e colleghi i prodotti Fairtrade.

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