CONSUMI. ICC Confcommercio: a febbraio niente ripresa. AACC: meno 6,5% in tre anni

I consumi non sono decollati neanche a febbraio, quando hanno registrato una diminuzione dell’1,3% rispetto allo scorso anno (dopo la flessione del 2,4% di gennaio) e un andamento stabile (più 0,1%) nel confronto con il mese precedente. L’incertezza dell’economia italiana condiziona dunque i comportamenti di spesa e consumo delle famiglie, anche perché la ripresa economica è comunque altalenante. È quanto afferma oggi l”Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC). Per Federconsumatori e Adusbef, un dato non certo sorprendente ma "l’ennesima conferma alla vera e propria stagnazione dei consumi che denunciamo da tempo".

La dinamica tendenziale dell’ICC di febbraio riflette, in linea con quanto registrato nei mesi precedenti, una netta contrazione dei volumi acquistati dalle famiglie per i beni (-2,3%) e un aumento della domanda di servizi (+1,4%). Per quanto riguarda la ripartizione per settori, la domanda di beni e servizi ricreativi aumenta dell’1,4% rispetto a febbraio dello scorso anno perché continua l’espansione delle spese per giochi, lotterie e scommesse.

I consumi per beni e servizi per la mobilità hanno mostrato una netta diminuzione in termini tendenziali (-15,7%), come riflesso del calo della domanda di autovetture da parte dei privati. Nel mese di febbraio la domanda di beni e servizi per le comunicazioni e per l’ICT domestico ha registrato, rispetto all’analogo mese del 2010, una crescita del 3,8%. I volumi acquistati dalle famiglie per beni e servizi per la cura della persona hanno mostrato un incremento dello 0,6%.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, negli ultimi tre anni i consumi sono crollati del 6,5%. E la mancanza sostanziale di fiducia nella ripresa è testimoniata anche dall’andamento del credito al consumo che, a consuntivo 2010, è diminuito del 5,3% "a testimonianza del fatto che le famiglie non possono più nemmeno permettersi di indebitarsi". Ancora: secondo le stime Federconsumatori e Adusbef, l’aumento di prezzi e tariffe nel 2011 potrebbe non limitarsi a 1.164 euro l’anno ma salire fino a 1.897 euro l’anno alla luce delle ricadute della crisi petrolifera.

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