CONSUMI. ICC Confcommercio: ad aprile meno 1,6% annuo. Le reazioni dei Consumatori

Consumi in sofferenza e in calo rispetto allo scorso anno. A registrare l’andamento è l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) che rileva per aprile 2010 una diminuzione dell’1,6% dei consumi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Si interrompe in questo modo il graduale recupero dei livelli di consumo delle famiglie, che si era registrato nell’ultimo trimestre.

Secondo Confcommercio, "la riduzione registrata ad aprile dall’ICC, rispetto all’analogo mese dello scorso anno, riflette una riduzione dei volumi acquistati dalle famiglie per i beni (-2,2% che segue il +4,4% di marzo) ed un moderato aumento della domanda di servizi (+0,4%). Il dato riflette il ridimensionamento dei tassi di crescita dei prezzi dei beni, nonostante la progressiva tendenza all’aumento registrata dai carburanti . La domanda per i servizi di ristorazione e d’alloggio ha evidenziato, ad aprile, una flessione dell’1,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Dopo un periodo di decisa espansione della domanda, i consumi per beni e servizi per la mobilità hanno registrato, ad aprile 2010, una decisa battuta d’arresto con una diminuzione del 14,8% rispetto all’analogo mese dello scorso anno".

Aumenta invece dell’1,6% la domanda per beni e servizi per la cura della persona; gli articoli di abbigliamento e calzature hanno evidenziato una riduzione dello 0,6% rispetto ad aprile del 2009; la domanda di beni e servizi per la casa ha mostrato una crescita dell’1,1%, legata in larga parte alla dinamica registrata dagli acquisti di elettrodomestici e TV.

Per l’Adoc i dati Confcommercio dimostrano che le famiglie non sono più in grado di sostenere la spesa alimentare, che ormai assorbe il 20% del reddito. "La domanda per gli alimentari – afferma l’associazione – ha registrato un calo del 2% su base annua, confermando che il calo dei prezzi del settore, pari allo 0,4%, deriva dalla contrazione dei consumi".

"Il calo, peraltro esiguo, dei prezzi dei prodotti alimentari è la conseguenza diretta del calo della domanda, come l’Adoc sostiene da tempo – dichiara il presidente Carlo Pileri – le famiglie non sono più in grado di sostenere la spesa alimentare, che assorbe circa il 20% del reddito e si aggiunge alla spesa per i trasporti, pari al 15% delle entrate e alle spese di affitto o mutuo della casa, che coprono oltre il 50% del reddito. In questo modo non è possibile accedere al risparmio né affrontare spese straordinarie. Ed è anche complicato, se non impossibile, effettuare acquisti personali, con conseguente impossibilità di un rilancio dei consumi anche di altri settori. Per ottenere un ribasso strutturale degli alimentari, con l’obiettivo di arrivare ad un taglio del 15% dei prezzi entro un anno e rilanciare i consumi occorre necessariamente intervenire sui carburanti, i cui rincari si riflettono nel comparto enogastronomico, dato che i prodotti alimentari sono per l’80% trasportati su gomma in Italia."

I dati sono commentati anche da Federconsumatori e Adusbef. Secondo le due associazioni, la caduta dei consumi "dimostra, ancora una volta, le drammatiche condizioni che le famiglie stanno attraversando, che, alla luce della manovra economica varata dal Governo, non potranno far altro che peggiorare. Siamo convinti, infatti, anche in base alle denunce che continuiamo a fare da anni, che sia necessaria una operazione di risanamento, ma questa deve essere assolutamente collegata ad una manovra di rilancio dell’economia, che operi sia attraverso investimenti nei settori innovativi, sia attraverso l’aumento del potere di acquisto delle famiglie che più hanno sofferto e soffrono la crisi, la cui contrazione dei consumi aggrava sempre di più le prospettive economiche del Paese".

Le due associazioni si soffermano soprattutto sulla manovra economico-finanziaria: "Questa manovra colpisce soprattutto i lavoratori a reddito fisso, sia perché sarà bloccato il loro stipendio (se dipendenti pubblici), con perdite complessive, anche per altre questioni, di circa 1.800-1.900 euro annui, sia per le ripercussioni, per i lavoratori che hanno maturato la pensione, per 2,7 miliardi di euro. Inoltre, vi saranno pesanti ricadute per l’inevitabile aumento delle tasse addizionali regionali e comunali, che graveranno sugli stipendi, e per il taglio del welfare a livello locale, a causa dei mancati trasferimenti a regioni e comuni, nonché per l’aumento di prezzi e tariffe dei servizi pubblici locali. Ancora peggio andranno le cose per pendolari, che, per l’utilizzo di tangenziali e grandi raccordi anulari, potranno essere costretti a pagare circa 200 euro l’anno".

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