CONSUMI. ICC Confcommercio: più 2,2% sull’anno. Consumatori: “Ben poco”

I consumi registrano a marzo lievi segnali di ripresa, un "lento recupero" da leggere però con qualche cautela. Secondo l’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (Icc), a marzo continua il lento recupero dei consumi con un aumento del 2,2% su base annua. "Ma si tratta – commenta Confcommercio – di una dinamica in parte mitigata dal dato congiunturale di marzo (+0,2%) che, anche in considerazione della stasi di febbraio e del netto ridimensionamento di gennaio, determina una evoluzione nel primo trimestre dell’anno meno favorevole rispetto alla fine del 2009". Per i Consumatori, l’aumento del 2,2% è comunque "ben poca cosa" rispetto alla caduta dei consumi che si è registrata per tutto il 2009.

Secondo Confcommercio, l’incremento mostrato a marzo rispetto all’analogo mese dello scorso anno riflette un aumento dei volumi acquistati dalle famiglie sia per i beni (+2,4%) che per i servizi (+1,6%). I prezzi dei beni e servizi che compongono l’ICC hanno evidenziato un’accelerazione, passando dallo 0,6% di febbraio all’1,2% di marzo. Il dato riflette la progressiva tendenza all’aumento dei prezzi dei servizi a cui si è associato un incremento dei beni, al cui interno continuano a risultare in decisa accelerazione i prezzi dei carburanti.

Commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef: "Rispetto al drammatico crollo dei consumi che ha interessato l’ultimo anno, la ripresa del 2,2% affermata oggi da Confcommercio è ben poca cosa. Non dimentichiamo, infatti, che il 2009 è stato un anno terribile per le famiglie, soprattutto quelle a reddito fisso. Queste ultime, infatti, hanno assistito ad un vero e proprio crollo del potere di acquisto, determinando una contrazione dei consumi di oltre il -3%, con una riduzione della spesa di oltre 20 miliardi di euro". Per le due associazioni è dunque necessario, come hanno più volte ribadito, intervenire a sostegno della domanda di mercato, prevedere la detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui, avviare una seria politica di contrasto all’evasione fiscale per reperire le risorse necessarie e bloccare le tariffe.

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