CONSUMI. In crescita l’eCommerce italiano

Rispetto al 2007 gli acquisti su internet sono cresciuti del 21% e il fatturato di quest’anno dovrebbe essere di 7 miliardi di euro (oltre l’1% del totale delle vendite al dettaglio), se si contano anche gli acquisti fatti dagli italiani da siti esteri. Ma il commercio elettronico italiano ha ancora un grosso potenziale inespresso: sono, infatti, 18 milioni gli italiani che usano il web per ricercare informazioni su prodotti e servizi (il cosiddetto "info-commerce"), e, per ora, solo un terzo di questi (6 milioni di italiani) completano la propria transazione online.

Il comparto con il tasso di crescita più elevato è l’abbigliamento che registra un +43%, seguito dal turismo (+28%) e dall’editoria, musica ed audiovisivi (+20%), mentre tutti gli altri comparti faranno registrare tassi di crescita inferiori alla media del mercato. Il settore dell’abbigliamento presenta alcune interessanti novità, con modelli di business innovativi e l’ingresso di alcune grandi "griffe" del Made in Italy che hanno aperto negozi on line.

Sono alcuni dati della Ricerca dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi in occasione del Convegno "L’eCommerce B2c in Italia: una crescita che sfida la crisi" che si è svolto presso l’Aula Rogers del Politecnico di Milano.

L’analisi è basata su oltre 200 casi di studio e fornisce una fotografia completa del mercato italiano dell’eCommerceB2c nel 2008; in più, nello studio di quest’anno ci sono due ulteriori approfondimenti: una lettura dell’eCommerce in una prospettiva multicanale e una valutazione critica della user experience dei siti di eCommerce italiani.

Sebbene il mercato italiano del commercio elettronico sia in continua crescita, resta l’ampio divario con i Paesi industrializzati: in termini di valore assoluto dell’eCommerce l’Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia. Alcune delle cause sono: i limiti strutturali dell’Italia (penetrazione di Internet e della banda larga, costi della logistica distributiva), le attitudini degli Italiani, che conservano una forte diffidenza verso l’utilizzo della carta di credito online e una scarsa propensione all’acquisto a distanza; l’oggettiva difficoltà nel vendere online alcune tipologie di prodotti.

Ma il motivo principale, che non può essere nascosto, è la presenza di significativi "buchi" nell’offerta, specialmente in talune categorie merceologiche: abbigliamento, prodotti per la casa, auto e accessori, vino e gastronomia. Inoltre si fatica a sfruttare sapientemente la multicanalità, in particolare tra canale online e canali fisici "tradizionali".

"Sembra che in Italia sia in atto un circolo vizioso difficile da scardinare – ha spiegato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm. "Vi sono pochi web shopper in quanto l’offerta online è deficitaria e nel contempo gli operatori del commercio più affermati sono restii ad andare online perché ritengono la domanda ancora immatura e numericamente non significativa. Come scardinare questo circolo vizioso ed attivare invece quel circolo virtuoso per cui l’offerta attira la domanda e la domanda attira l’offerta?"

Secono Perego "è decisivo che la distribuzione moderna giochi seriamente la partita del commercio elettronico. Senza distribuzione moderna, come l’esperienza all’estero testimonia inequivocabilmente, non si colgono almeno due obiettivi primari: la crescita di fiducia del consumatore verso lo strumento dell’eCommerce, che può essere enormemente rafforzata dalla presenza online delle insegne e dei marchi di riferimento, e la capacità di sfruttare le sinergie tra il canale fisico ed il canale online. I consumatori – ha dichiarato Perego – sarebbero i primi a sentire gli effetti positivi della discesa in campo della distribuzione moderna, ma tali effetti si estenderebbero di riflesso sulla crescita complessiva del mercato a beneficio di tutti gli operatori.

In secondo luogo – ha concluso il Responsabile dell’Osservatorio – per tutte le categorie merceologiche più tipiche del Made in Italy – dal turismo al fashion, dalla gastronomia all’arredamento – occorre puntare sui consumatori stranieri che del circolo virtuoso dell’eCommerce sono già protagonisti. Non è un caso che i comparti con i più alti tassi di crescita in questi ultimi anni siano proprio i comparti del Turismo e dell’Abbigliamento che hanno una significativa componente di vendite fuori dall’Italia."

LINK: La Ricerca

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