CONSUMI. Indagine CURSA: qualità e risparmio, perché i consumatori scelgono i farmers’ market

Comprare prodotti alimentari freschi e di qualità risparmiando qualche euro si può, soprattutto se a fare la spesa ci si trova in un farmers’ market. Almeno secondo quanto dichiarato dai consumatori intervistati nell’ambito dell’indagine condotta da CURSA (Consorzio Universitario per la ricerca socioeconomica e per l’ambiente) per il progetto "Filiere corte: quale impatto sul mondo produttivo e sulla società?". Una iniziativa promossa e finanziata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nata con l’obiettivo di ampliare il quadro conoscitivo sul tema e "individuare delle indicazioni concrete per poter definire delle politiche di carattere programmatico. Abbiamo, infatti, bisogno proprio di questo tipo di evidenze per poter stabilire come gestire i fondi a disposizione", ha detto Giuseppe Blasi, Direttore Generale della competitività per lo sviluppo rurale del Ministero in apertura del convegno di presentazione della ricerca.

In particolare, l’indagine, dopo una fase di studio del quadro legislativo e conoscitivo delle filiere corte, è stata realizzata tramite dei questionari destinati agli organizzatori di 13 farmers’ market in tutto il territorio nazionale, a 158 produttori e 458 consumatori. "Per filiera corta – ha affermato Silvio Franco dell’Università della Tuscia, membro del Consorzio nel corso della presentazione dei dati dell’indagine – si intendono i gruppi di acquisto, la vendita diretta in azienda e i farmers market. Abbiamo focalizzato l’attenzione su quest’ultimo canale di vendita perché abbiamo verificato come questi siano i più rappresentativi delle potenzialità della filiera corta in termini ambientali, sociali ed economici". Proprio gli aspetti indagati tramite i questionari.

La ricerca ha tracciato l’identikit del consumatore tipo di un mercato contadino: "Donna di età matura con un livello di istruzione superiore che fa la spesa per famiglie piccole, raramente con figli – ha spiegato Franco. Lo studio ha infatti stilato sia un profilo dei produttori che dei consumatori del mondo della filiera corta e in particolare dei farmers’ market.

"I cittadini – prosegue Franco – scelgono questi mercati diretti principalmente perché alla ricerca di prodotti freschi e di qualità volendo anche risparmiare. Questo a tanto più vero per i mercati di piccole e grandi dimensioni, mentre in quelli cd "alternativi", ovvero legati anche ad obiettivi etici, i consumatori si aspettano anche di trovare prodotti che rispettano l’ambiente. Sul fronte economico la spesa media a settimana è di 100 euro, con una valore medio a visita che va dai 13 euro del piccolo mercato ai 25 euro dell’alternativo".

Farmers’ market piccoli, grandi e alternativi, quindi. Le differenze non mancano. Non solo nelle dimensioni dei mercati stessi. Ma soprattutto nelle caratteristiche dell’offerta e dei consumatori che li frequentano. "Nei mercati piccoli – prosegue Franco – troviamo produttori che provengono dalle immediate vicinanze del territorio (20km) e che vendono frutta e verdura. A comprare sono soprattutto persone intorno ai 60 anni con un livello di studio basso, con in mano la lista della spesa e che intendono risparmiare senza abbandonare la qualità Come abbiamo visto, i mercati alternativi sono invece visitati da persone che spendono di più e che cercano prodotti con un valore aggiunto, quale ad esempio la tutela dell’ambiente. D’altra parte anche l’offerta è diversa: il 50% dei produttori offrono il biologico (contro il 34% dei grandi mercati e il 16% dei piccoli) e sui banchi non si trova solo frutta e verdura ma soprattutto (36%) olio e altri trasformati vegetali".

Dati alla mano viene il momento di realizzare il vero obiettivo del progetto: fornire alle istituzioni delle indicazioni utili per la definizione degli interventi di policy. "Quello che emerge dai risultati dello studio – ha concluso Franco – è che il mondo dell’offerta e della domanda dei farmers market è molto variegato sotto molteplici profili. Questo significa che il politico deve scegliere cosa valorizzare: la filiera corta in una logica di offerta? Oppure come generatrice di esternalità in termini ambientali, sociali ed economici. Oppure come risposta alle esigenze dei consumatori locali?".

A cura di Silvia Biasotto
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