CONSUMI. Istat: in calo potere d’acquisto delle famiglie. Consumatori: situazione peggiorerà

Nel secondo trimestre del 2011 la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari all’11,3%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2010. Lo rivela l’Istat secondo cui aumenta, seppur dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, il reddito disponibile delle famiglie così come risulta in aumento (dello 0,9% rispetto al trimestre precedente) la spesa delle famiglie per consumi finali.

"I dati Istat confermano la drammatica situazione del potere di acquisto delle famiglie, già duramente colpite da una crisi profonda che va avanti dal 2008" dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef che insistono nel sostenere che per "rilanciare l’economia e quindi aumentare la capacità di acquisto delle famiglie a reddito fisso sono necessari interventi su patrimoni, rendite finanziarie e evasione fiscale".

I Presidenti non perdono l’occasione per definire la "manovra finanziaria iniqua e sbagliata tale da produrre un ulteriore e forte calo del potere di acquisto delle famiglie ed un aumento esponenziale delle difficoltà di queste ultime, costrette a fare i conti con i continui aumenti di prezzi e tariffe".

"L’inflazione aumenta, le tariffe aumentano, I’Iva aumenta. E le famiglie si trovano con il portafogli vuoto" sostine, invece, Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc secondo il quale "negli ultimi due anni l’inflazione è salita complessivamente del 2,3%, le tariffe dei servizi pubblici locali e delle utenze domestiche negli ultimi quattro anni sono aumentate del 6%, mentre i redditi sono calati. Il potere d’acquisto reale delle famiglie italiane è calato del 5%, ormai non basta neanche tirare la cinghia, la crisi è profonda. Come se non bastasse, l’aumento di un punto percentuale dell’Iva comporterà un aggravio di spesa pari a circa 180 euro l’anno, diminuzione che porterà ad una riduzione dell’impatto della spesa privata sull’economia pari a 540 euro l’anno per singola famiglia. A livello nazionale, quindi, il Pil subirà una decurtazione di circa 11 miliardi di euro. Che per lo Stato si traduce in una riduzione delle entrate pari a circa 4,5 miliardi di euro. Aumentando l’Iva si abbattono i consumi, secondo le nostre stime il calo dovrebbe attestarsi sul 2-3%" Pileri chiede al Governo di "intervenire a sostegno dei consumatori e delle famiglie, non bastano più le parole, occorrono i fatti."

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