CONSUMI. Istat: la spesa delle famiglie è ferma. Nord-Sud, divario continuo. AACC: è drammatico

Oltre 1000 euro separano la spesa media mensile delle famiglie lombarde rispetto a quelle siciliane. Circa 1.300 euro separano la spesa media mensile delle famiglie di operai (2.372 euro) da quella delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti (3.674 euro), mentre scende a 1.856 euro la spesa delle famiglie con a capo un disoccupato o una casalinga. La spesa media mensile delle famiglie italiane (dato calcolato dividendo la spesa totale per il numero delle famiglie residenti in Italia) nel 2010 è sostanzialmente ferma rispetto all’anno precedente. È quanto certifica l’Istat nell’odierno report sui consumi delle famiglie nel 2010.

Nel 2010, rileva l’Istituto, la spesa media mensile per famiglia è pari, in valori correnti, a 2.453 euro, con una variazione rispetto all’anno precedente di +0,5%. Di fatto, la spesa risulta stabile in termini reali, nonostante l’inflazione all’1,5%.

La spesa media per generi alimentari e bevande non mostra variazioni significative rispetto al 2009 (+1,2%) e si attesta a 467 euro mensili; in particolare, aumenta la spesa per carne, mentre continua a diminuire quella per oli e grassi. La spesa per alimentari e bevande si ripartisce in modo diverso fra le famiglie del Nord e del Centro (dove incide rispettivamente per il 16,5% e per il 18,6%) rispetto al Mezzogiorno, dove quest’ultima aumenta fino ad arrivare a un quarto della spesa totale.
Anche la spesa non alimentare risulta stabile, pari a 1.987 euro mensili.

Soprattutto, sulla spesa media mensile continua ad aumentare il peso di tre voci: l’abitazione, la sanità e l’istruzione.

La Lombardia è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.896 euro), seguita da Emilia Romagna (2.885) e Veneto (2.876). Fanalino di coda la Sicilia con una spesa media mensile (1.668 euro) di oltre 1.000 euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata.

Come già detto, la spesa media per alimentari e bevande è sostanzialmente stabile. Anche la percentuale di famiglie che dichiara di aver diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente è del tutto simile a quella osservata per il 2009 (35,1%): tra di esse, il 65,3% dichiara di aver diminuito solo la quantità, mentre il 13,6% di aver diminuito, oltre alla quantità, anche la qualità. Sette famiglie su dieci fanno la spesa al supermercato; quasi la metà delle famiglie (48,5%) compra il pane al negozio tradizionale; l’11,5% sceglie il mercato per l’acquisto di pesce e il 17% per la frutta e la verdura. Stabile al 10,1% è la quota di famiglie che acquista generi alimentari, in particolare pasta, presso gli hard-discount.

Risultano in flessione le spese per parrucchiere, estetista e viaggi.

I dati resi noti dall’Istat non sorprendono Federconsumatori e Adusbef perché tali numeri "non fanno altro che confermare una situazione drammatica e preoccupante che va avanti da tempo, senza che il Governo faccia nulla", affermano le due associazioni. "O meglio, senza che faccia nulla per migliorare tale situazione, visto che di mosse per peggiorarla ed aggravarla ne ha fatte fin troppe", aggiungono i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Le due associazioni ricordano in particolare l’aumento delle accise dei carburanti, con la continua rincorsa dei prezzi della benzina, e le stime fatte sulla ricaduta della contestata manovra economica sulle famiglie: "Secondo i nostri calcoli, la manovra determinerà ricadute di 729 euro a famiglia, a cui si aggiungono 198 euro per l’aumento delle rate dei mutui e per l’aumento delle accise dei carburanti, per un totale di 927 euro".

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