CONSUMI. Istat rileva spesa familiare stabile. Commenti di Confesercenti e proposte di Adiconsum

Nel 2005 la spesa media mensile per famiglia è pari a 2.398 euro, circa 17 euro in più rispetto all’ anno precedente (+0,7%). Lo comunica l’ Istat, evidenziando come lo scorso anno la spesa delle famiglie è risultata più che mai stabile rispetto agli anni precedenti. Inoltre le famiglie del Nord Italia spendono in media ogni mese 2.689 euro, a fronte dei 2.478 di quelle residenti al Centro e dei 1.913 delle famiglie del Sud. Lo rende noto l’ Istat mettendo in evidenza che la Lombardia e la provincia di Bolzano sono le aree geografiche con l’ ammontare di spesa media più elevato: rispettivamente 2.872 e 3.229 euro, oltre mille euro in più rispetto a quello delle famiglie siciliane che, ancora una volta, mostrano il valore più basso con 1.681 euro. Nel Nord la spesa per i generi alimentari nel 2005 si è attestata a 454 euro al mese, mentre quella per beni e servizi non alimentari è risultata pari a 2.235 euro al mese.

A frenare la corsa dei prezzi per Confesercenti è stato soprattutto il contributo disinflazionistico dei settori abbigliamento e calzature e dei prodotti alimentari. I saldi in corso al momento della rilevazione, insieme alla modesta domanda di prodotti alimentari, hanno infatti agito da elemento calmieratore dei prezzi, consentendo il risultato del 2,2%.
Il sistema economico, dunque secondo gli esercenti , continua ad assorbire le spinte verso l’alto del costo dei prodotti petroliferi, ma c’è da chiedersi fino a quando sarà possibile questa tenuta in presenza di continui aumenti.
Sempre più urgente appare per la categoria un intervento per la neutralizzazione dell’Iva sui carburanti, peraltro già annunciato dal Governo.

Secondo Adiconsum il continuo aumento del comparto energia preoccupa e non poco: "è ormai necessaria una svolta nelle politiche del Governo per una maggiore tutela dei consumatori a reddito fisso e dei pensionati". L’associazione ha avanzato da tempo delle proposte che permetterebbe un contenimento dei costi, le riportiamo di seguito:

  • liberalizzazione del mercato dell’energia ma con le reti saldamente in mano pubblica;
  • riduzione degli oneri impropri (stranded cost, CIP 6 e oneri nucleari) che incidono sulle tariffe per il 15 %;
  • investimento su infrastrutture e fonti alternative;
  • apertura di pompe di benzina anche nei supermercati.

Discorso a parte merita invece – sostiene Paolo Landi, segretario generale Adiconsum -il dato sulla comunicazione: ogni mese assistiamo a diminuzioni che oscillano tra il 3 e il 5 per cento ma nella realtà i consumatori non percepiscono niente di tutto ciò. L’associzione si chiede: "Ma come è possibile questo? L’Istat non riesce ad aggiornare il proprio paniere con la stessa velocità di immissione sul mercato da parte delle compagnie telefoniche di nuovi piani e nuovi apparecchi sempre più cari dei precedenti; le rilevazioni vengono quindi svolte su offerte e prodotti non più presenti sul mercato".

 

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