CONSUMI. Istat, vendite in calo su base annua. I commenti dei Consumatori

A marzo l’indice destagionalizzato del valore del totale delle vendite al dettaglio ha segnato un aumento dello 0,1% rispetto al precedente mese di febbraio. Rispetto allo scorso anno, il confronto col mese di marzo 2008 segnala una diminuzione del 5,2% del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio, frutto di una contrazione del 5,6% delle vendite di prodotti alimentari e del 5,1% di prodotti non alimentari. È quanto comunica oggi l’Istat.

Su base congiunturale, il valore delle vendite di prodotti alimentari ha registrato una variazione negativa dello 0,1% mentre quello delle vendite di prodotti non alimentari un incremento dello 0,2%. Nella media degli ultimi tre mesi, da gennaio a marzo, la flessione è pari allo 0,9% rispetto al trimestre dell’anno precedente.

Nel confronto con marzo 2008, la flessione delle vendite riflette un andamento che riguarda sia le imprese della grande distribuzione (che hanno segnato un meno 4,8%) sia, in misura più consistente, le vendite delle imprese che operano su piccole superfici (con un meno 5,4%). Variazioni negative nelle vendite hanno interessato tutte le tipologie della grande distribuzione, in particolare gli esercizi specializzati, che hanno visto una diminuzione del 6,2%, e gli ipermercati con una flessione del 5,5%.

Si compra di meno rispetto a tutti i prodotti non alimentari: rispetto all’anno scorso, le diminuzioni maggiori hanno riguardato Utensileria per la casa e ferramenta (meno 7,6%), e Giochi, giocattoli, sport e campeggio (meno 6,5%); flessioni rilevanti anche per i gruppi Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (meno 6,3%), Abbigliamento e pellicceria (meno 6,1%) e Casalinghi (meno 5,3%). La flessione minore ha riguardato invece, con meno 1,9%, il gruppo Supporti magnetici e strumenti musicali.

"I dati diffusi non ci sembrano proprio dei dati di un paese che sta uscendo dalla crisi, come alcuni vorrebbero sostenere, camuffando la realtà" – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef che aggiungono. "Il forte calo del settore delle vendita al dettaglio, che purtroppo paventavamo, è invece un preoccupante segnale di un ulteriore peggioramento della situazione economica del Paese, che non si arresterà finché il Governo non si deciderà ad avviare serie manovre sul lato della domanda di mercato. Non c’è più spazio, infatti, per bugie e facili ottimismi, o per manovre inadeguate, insoddisfacenti e caritatevoli quali la Social Card".

"Se si vuole rimettere in moto l’economia è indispensabile ed urgentissimo – concludono Federconsumatori e Adusbef – agire in direzione di un rilancio della domanda, attraverso:
– la defiscalizzazione per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati, per almeno 1200 € l’anno;
– una riduzione dei prezzi di almeno il 20%, in special modo per quanto riguarda i generi di prima necessità ed i prodotti alimentari, per i quali, nonostante il forte calo dei costi delle materie prime, non abbiamo registrato alcuna diminuzione.

"Quando cominciano a calare anche le vendite dei prodotti alimentari, significa che siamo arrivati alla frutta – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – la diminuzione del potere d’acquisto, come testimoniato anche dall’Ocse, deriva anche dalle forti speculazioni in atto sui carburanti, che si ripercuotono sui prezzi dei prodotti alimentari, di cui la maggior parte vengono trasportati su gomma. Inoltre sul prezzo finale gravano anche tasse tra le più alte d’Europa. Un intervento che potrebbe rilanciare i consumi sarebbe il taglio di 10 centesimi sia delle tasse che del prezzo del prodotto industriale ad opera dei petrolieri, per complessivi 20 centesimi. In questo modo il risparmio alla fine dell’anno per il singolo automobilista sarebbe di 180 euro l’anno solo per i carburanti. Considerando l’incidenza del taglio sugli alimentari, potrebbe esserci un’ulteriore riduzione del 18% sul prezzo di questi ultimi, per un risparmio a fine 2009 di altri 200 euro circa. Aspettiamo ancora che il Governo mantenga la promessa di una riduzione delle accise e del blocco dell’Iva sui carburanti, un intervento sicuramente più utile delle finte convocazioni dei petrolieri per risolvere il problema."

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