CONSUMI. L’industria cosmetica vola nonostante la crisi: +1,2% il fatturato del 2008

Nonostante la generale crisi dei consumi sotto gli occhi di tutti, in Italia il mercato dei cosmetici e dei prodotti da toeletta evidenza chiari segnali di tenuta, sostenuto da opzioni di acquisto legate alla quotidianità di utilizzo dei consumatori. Nel 2008 il settore della cosmetica ha registrato infatti un valore di mercato pari a 9 miliardi di euro con una crescita dello 0,8%. I dati sono stati diffusi oggi da Unipro, l’associazione italiana delle imprese cosmetiche, nel corso della presentazione della fiera Cosmoprof 2009. Il buon andamento del settore consente inoltre alle imprese italiane del settore di proseguire gli sforzi di investimento in innovazione, ricerca e qualificazione produttiva.

"Grazie alla buona tenuta delle vendite e alle esportazioni, cresciute del 2,1%, dopo un anno di flessione, a 2,3 miliardi, il fatturato delle industrie italiane ha segnato un +1,2%, con un valore di circa 8,3 miliardi – ha spiegato Fabio Franchina, presidente di Unipro, illustrando i dati – E’ evidente quindi che l’industria cosmetica non produce "trucchi" ma soluzioni in grado di soddisfare tutti i consumatori, investe in ricerca, in innovazione e sicurezza, propone soluzioni rapide ed efficaci alla portata di tutti. Anche grazie all’attività delle nostre industrie, la cosmetica contribuisce all’evoluzione del progresso sociale ed è uno dei pochi settori produttivi a registrare ancora una buona tenuta del mercato del lavoro. Sono quasi 35 mila le persone impiegate nel settore, quasi 400 mila si considera tutta la filiera. Ed è sopra la media del settore industriale anche la presenza femminile: il 49% contro il 27% medio, e l’incidenza dei laureati è pari all’11% a fronte del 7% medio".

Dai dati diffusi oggi, emerge che è in attivo anche la bilancia commerciale, con un saldo pari a 722 milioni. Tra i prodotti, segnano un aumento del 5,3% quelli per il trucco, con un valore di oltre 323 milioni di euro. In crescita anche la vendita di smalti (+9,3%), con un valore di circa 80 milioni, e i colluttori, che segnano un +10%, pari a 150 milioni. Quanto ai canali di distribuzione, crescono le farmacie (+3,8%) e le erboristerie (+3,7%), per un mercato che pesa più di 310 milioni di euro, mentre la grande distribuzione organizzata – con 3,99 miliardi e un tasso di crescita dell’1,5% – è rimasta il primo canale di vendita dei cosmetici, coprendo circa il 44% del totale.

La tradizionale elaborazione di Unipro sembra confermare alcuni importanti trend: la scarsa propensione all’acquisto da parte di larghe fasce di consumatori preoccupati dalla crisi, sembra condizionare solo in minima parte l’andamento del mercato della cosmetica.

Sembrerebbe quindi ormai acquisito il livello di penetrazione nel vissuto quotidiano della cosmetica, che sembra essersi emancipata dal rango di consumo considerato "voluttuario": anzi, la cura della persona pare essersi socialmente affermata nelle abitudini degli italiani e il più ampio concetto di "benessere" ha da tempo soppiantato quello di "bellezza" associata all’uso di prodotti cosmetici.

"Infatti, sempre più ampie fasce di consumatori consolidano l’uso dei cosmetici e dei
servizi per l’igiene e la cura della persona – ha aggiunto Franchina – .Ogni italiano, almeno sei-sette volte nel corso della giornata, viene infatti a contatto con prodotti cosmetici, mentre l’utenza femminile può arrivare ad oltre 25 contatti nelle varie occasioni che si articolano nella quotidianità".

A caratterizzare la domanda interna di cosmetici registrata nel 2008, è stato il costante e
generalizzato processo di polarizzazione dei consumi, che evidenzia lo spostamento
verso prodotti inseriti nelle fasce di nicchia, oppure verso la ricerca di un evidente
rapporto qualità-prezzo.

"I consumatori, anche in momenti di difficoltà congiunturale, non rinunciano a un’abitudine di conforto igienico che è anche espressione di progresso sociale. Sono sicuramente più attenti e prestano più attenzione al servizio e alla qualità", ha concluso il presidente di Unipro.

Ma a guastare il feeling tra consumatori e industria cosmetica, potrebbe contribuire un’inchiesta condotta dall’Antitrust, che sta facendo accertamenti sul comportamento di alcune tra le principali "major" cosmetiche che, secondo le prime indiscrezioni, si sarebbero accordate per "fare cartello", in pratica per decidere le politiche commerciali nei confronti dei distributori e riuscire così a far lievitare il prezzo dei loro prodotti per la cura e l’igiene del corpo di uso quotidiano, come dentifrici, shampoo, bagnoschiuma, rasoi e latte detergente.

Il procedimento riguarderebbe alcune delle maggiori imprese del settore per "intese restrittive della concorrenza" ed era già stato aperto nello scorso mese di giugno, ma solo negli ultimi giorni l’Antitrust avrebbe deciso di ampliare l’istruttoria anche ad altre tre grandi multinazionali leader di mercato dei prodotti di bellezza.

I rappresentanti delle principali aziende del settore cosmetico si sarebbero incontrati – sempre secondo i rumor – in occasione delle riunioni dell’Associazione italiana dell’industria di marca (Centromarca) – per fare il punto sugli accordi sottoscritti con la grande distribuzione (bonus e sconti ai "retailer", come supermercati, ipermercati e altre catene di negozi) e scambiarsi quindi informazioni sensibili, nell’obiettivo di accordarsi per aumentare i prezzi, invece di farsi quella sana concorrenza, che di solito dovrebbe favorire i consumatori.

Le stesse imprese, secondo fonti vicine all’Antitrust, sarebbero "intervenute congiuntamente per ottenere un incremento generalizzato dei prezzi di rivendita applicati al pubblico".

In attesa dei risultati dell’indagine dell’Antitrust italiana, può essere utile ricordare l’esito di due procedimenti molto simili in Germania, che si sono conclusi con multe milionarie per le aziende cosmetiche (anche in questo caso, le principali "major" del settore), per violazione delle norme per la tutela della concorrenza nel periodo compreso tra il 2005 e il 2006.

Comments are closed.