CONSUMI. Milano, inizia domani la trattativa sul nuovo prezzo del latte

Assolatte ha annunciato che partono domani le trattative fra le aziende di trasformazione e gli allevatori lombardi per la definizione del nuovo prezzo del latte. L’associazione di categoria delle imprese lattiero-casearie italiane ha diffuso inoltre dei numeri piuttosto positivi sull’andamento del settore del latte, con le esportazioni che hanno messo a segno un +6% nel primo semestre di quest’anno, un balzo che dovrebbe riflettersi positivamente sul fatturato 2010.

La definizione del nuovo prezzo del latte, ha spiegato la Coldiretti di Milano e Lodi, non avrà un impatto solo regionale, ma è destinata a diventare un riferimento a livello nazionale visto che in Lombardia si produce oltre il 40% del totale italiano.

"I prodotti lattiero caseari stanno recuperando le posizioni perse sul mercato durante la crisi del 2009 ed è tornato in zona positiva: sono presenti tutte le condizioni per garantire dei miglioramenti alle aziende agricole senza aggravi per i consumatori", ha dichiarato alle agenzie stampa Nino Andena, presidente regionale di Coldiretti.

Nelle trattative sul prezzo del latte che inizieranno domani, un certo peso potrebbero averlo però anche le ultime dichiarazioni dell’Antitrust relative alla produzione agroalimentare italiana.

Il Garante della Concorrenza, Antonio Catricalà, nella relazione annuale appena presentata ha avanzato la richiesta di ampliare il raggio di intervento dell’Antitrust in favore delle piccole e medie imprese (PMI) ”esposte alle stesse scorrettezze che colpiscono i consumatori”. Coldiretti ha prontamente risposto chiedendo che l’Antitrust tuteli le PMI nei confronti dei nuovi poteri forti dell’agroalimentare – settore a cui appartiene anche la produzione lattiero-casearia – "dove poche grandi piattaforme commerciali di acquisto trattano sul mercato in abuso di posizione dominante e con prevaricazione delle centinaia di migliaia di piccole imprese, che non hanno nessun potere contrattuale e sono costrette a subire formule vessatorie che mettono a rischio le condizioni di competitività della produzione Made in Italy".

E’ quanto ha affermato infatti la Coldiretti che ha aggiunto: "Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti, oltre la metà (il 60%) va alla distribuzione commerciale, il 23% all’industria di trasformazione e solo il 17% per remunerare il prodotto agricolo".

In altre parole – ha concluso la Coldiretti – il prezzo di un prodotto aumenta più di cinque volte dalla produzione alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera di cui la distribuzione commerciale è certamente in parte responsabile nei confronti dei consumatori e dei produttori".

di Flora Cappelluti

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