CONSUMI. Milano, presentato manuale per mangiare bene e spendere meglio

Dimenticatevi lo stereotipo del classico milanese a tavola: risotto e cotoletta non sono ormai più i piatti tipici meneghini. I milanesi infatti non mangiano quasi più quotidianamente prelibati manicaretti regionali a base di riso e carne, però non rinunciano al caffé a chiusura del pasto quotidiano.

A rendere note queste nuove abitudini alimentari è stato ieri Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore comunale alla Salute, che ha presentato a Palazzo Marino – assieme a Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale, a Paola Chessa Pietroboni e Flavio Merlo dell’Università Cattolica e ad Alfredo De Bellis, responsabile del settore Soci e Consumatori Coop Lombardia – l’opuscolo ‘Spendo bene, mangio meglio’, che illustra i nuovi orientamenti per uno stile di vita sano e allo stesso tempo economico. La guida, messa a punto con l’obiettivo di aiutare i consumatori milanesi a seguire una dieta appropriata facendo attenzione però al portafoglio, sarà distribuita nei prossimi giorni presso i punti vendita Coop cittadini, all’Università Cattolica, al Museo della Scienza, nelle biblioteche e nei Consigli di zona cittadini

"I milanesi – ha spiegato l’assessore Landi di Chiavenna – hanno ormai quasi del tutto abbandonato il famoso ‘risotto giallo’ e cotoletta, considerati da sempre un’icona della loro tradizione culinaria". Secondo un’indagine condotta dai ricercatori dell’Università Cattolica su un campione di 119 famiglie meneghine, il riso è infatti quasi del tutto sparito dagli alimenti consumati giornalmente sulle tavole milanesi. I milanesi non possono però fare a meno del caffè, consumato quotidianamente da oltre l’85% del campione intervistato, seguito da latte, pane e biscotti.

"Quasi scomparsi invece, riso e carne – ha aggiunto l’assessore alla Salute – I milanesi li portano in tavola quotidianamente, rispettivamente, soltanto nell’8,50% e nel 5,2% dei casi rispetto ad altri alimenti".

La tendenza diffusa a risparmiare è confermata anche dalla scelta del punto vendita dove fare la spesa. Gran parte del campione intervistato – famiglie con o senza figli – frequenta quasi esclusivamente i supermercati, in particolare gli ultrasessantacinquenni titolari di pensione, che per gli acquisti quotidiani tendono a comperare quasi tutto nei discount.

"Questa guida ha un valore molto importante – ha precisato l’assessore – perché informa i consumatori ad alimentarsi correttamente facendo attenzione alla qualità del cibo senza pero spendere troppo, e aiuta l’amministrazione comunale a capire come modificare alcune abitudini dei milanesi per contribuire al miglioramento della loro salute".

Il significativo tasso di obesità presente anche nella fasce giovanili, sembrerebbe indicare infatti che l’alimentazione corretta è un principio non è ancora del tutto stato assimilato dai cittadini, che forse continuano a ritenerlo un ‘lusso’ eccessivo per i budget familiari in tempo di crisi.

"Eppure sarebbe sufficiente una cifra compresa tra i quattro e i sei euro al giorno per mangiare sano", ha precisato Merlo, l’esperto della Cattolica, spiegando che la stima di quanto occorre per seguire una dieta corretta è stato fatto sulla base di dati Istat e prendendo in considerazione un campione di 130 famiglie milanesi.

E a dimostrazione che è possibile risparmiare senza rinunciare alla qualità degli alimenti, è intervenuta infine Chessa Pietroboni, che ha voluto sottolineare come i consumatori siano ormai maturi nella scelta dei negozi dove fare la spesa: "Dal nostro studio emerge che in città è più conveniente fare acquisti nei negozi, mentre in periferia i discount offrono ancora prezzi più vantaggiosi. Servono però in ogni caso maggiori informazioni sulla tracciabilità dei prodotti", ha concluso l’esperta della Cattolica.

Sull’importanza e l’attenzione alla provenienza dei prodotti e alla filiera si è soffermato infine anche il presidente Manfredi Palmeri, che ha così concluso: "Oggi c’è un’asimmetria informativa incredibile sugli alimenti: il nostro compito è colmare questo gap per permettere ai cittadini milanesi di capire esattamente cosa stanno mettendo nel carrello della spesa e come fare per migliorare le proprie scelte di acquisto, magari pagando un premio alla qualità laddove essa viene riconosciuta".

di Flora Cappelluti

 

 

Comments are closed.