CONSUMI. Outlook Censis-Confcommercio: parola d’ordine, parsimonia

La ripresa di tono dei consumi è solo apparente, perché le famiglie continuano a essere pervase da un senso di disorientamento e "i comportamenti improntati alla parsimonia risultano maggioritari, ogni spesa viene ponderata e vagliata, quasi si fosse ancora in una situazione di crisi conclamata". Fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 si segnala un lieve recupero di ottimismo delle famiglie e una "leggera ripresa di tono dei consumi" ma si tratta di variazioni "quasi impercettibili" senza alcuna vera "spinta propulsiva" che disegni un incremento dei consumi, anche in prospettiva. È il quadro principale che emerge dall’Outlook dei consumi Censis-Confcommercio presentato oggi, che fa il punto sui comportamenti di spesa delle famiglie.

Rispetto all’ultima rilevazione (giugno 2010), risulta in leggero aumento la percentuale di chi prevede incrementi di spesa per consumi; dal 23,8% si passa al 25,3%, ma ben il 67% prevede di mantenere le spese allo stesso livello del secondo semestre del 2010.

Arrivano invece deboli segnali positivi sul versante del risparmio. Afferma la ricerca: "La rilevazione effettuata agli inizi del 2011 segnala un leggero incremento del numero di famiglie (si passa dal 4,7% al 5,1%) che ha dichiarato di avere incrementato il proprio livello di risparmi; parallelamente è consistentemente aumentata la percentuale di chi dichiara di avere mantenuto stabile tale grandezza (54,1% contro il 44,6%). Si tratta di segnali che vanno letti in positivo, dopo un lungo periodo in cui è prevalsa la sensazione di marcata erosione della capacità di risparmio di un vasto numero di famiglie italiane. E’ altrettanto interessante sottolineare come prevalga l’idea del risparmio per fini cautelativi: il 31% degli intervistati ritiene che la cosa migliore sarebbe investire le somme liquide in immobili e quasi il 30% che esso vada mantenuto liquido sul conto corrente. Scarsa affidabilità ispirano investimenti in titoli o azioni".

La situazione complessiva è di "moderazione dei consumi in un quadro instabile e confuso". Prevale la prudenza: il 40% degli intervistati ha dichiarato che negli ultimi mesi ha effettuato piccole rinunce per risparmiare; il 35% che ha mantenuto invariate le abitudini di consumo senza rinunciare a nulla; il 25% ha dichiarato di aver ridotto gli sprechi. Sullo sfondo, alla domanda su quali siano i principali problemi che impediscono una vera ripresa economica, vengono segnalati ai primi posti, nell’ordine: la classe politica litigiosa e inconcludente (46,3%), l’elevata disoccupazione (43,6%), i giovani poco tutelati (29,7%) e le tasse troppo alte (24,5%).

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