CONSUMI. Rapporto Confcommercio: 2009 ancora negativo, ripresa solo dal 2010

Nel 2009 continueranno a diminuire Pil e consumi e, anche se con uno scenario meno pessimista rispetto ad altre previsioni, l’economia ripartirà solo a partire dalla seconda metà del 2010. Si addensano dunque "nuvole nere" sui consumi delle famiglie ma senza crolli. Come sintetizza il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: "Nessuna caduta verticale, ma la crisi c’è e si sente". A raccontare l’Italia appena uscita dal 2008 e le previsioni future è il Rapporto Consumi 2008 dell’Ufficio Studi Confcommercio, per il quale "la congiuntura dei consumi e la debolezza strutturale della nostra economia ci consegnano un 2008 caratterizzato da una forte contrazione della spesa delle famiglie (-0,7%) con il rischio che, alla fine del 2010, la spesa pro capite possa risultare inferiore a quella del 2006". Aumentano le spese obbligate per le famiglie e c’è un saldo negativo fra imprese iscritte e cessate di 30 mila unità nei primi nove mesi del 2008.

"Per il 2009 – rileva Confcommercio – le previsioni anche se meno pessimistiche di altri, faranno segnare ancora un risultato negativo per Pil e consumi – rispettivamente -0,6% e -0,7% – delineando uno scenario meno grave del previsto ma che richiederà un periodo di tempo più lungo per innescare la ripartenza della nostra economia che, con ogni probabilità, si avrà solo nella seconda metà del 2010". Non ci saranno impulsi positivi dalla formazione del reddito. Il Rapporto prevede inoltre 1,9 milioni di disoccupati nel 2009 come picco massimo, ma aggiunge che "un peggioramento più grave delle condizioni del mercato del lavoro va però considerato nel novero delle possibilità".

In ogni caso gli italiani ottengono meno soddisfazione dalla spesa per consumi rispetto agli altri paesi europei. Confcommercio ha elaborato un nuovo indicatore, chiamato Quoziente Qualitativo di Benessere (QQB), che rapporta le spese legate alla fruizione del tempo libero a quelle legate alla gestione ordinaria dell’economia familiare. Maggiore è tale rapporto, migliore è la posizione del cittadino medio rappresentativo di un Paese. Nel 2007 dietro l’italia ci sono solo alcuni paesi dell’Est Europa che si avvicinano comunque alle posizioni medie, mentre tutti i paesi (tranne l’Olanda) con un Pil maggiore dell’Italia hanno un quoziente superiore.

"Ciò vuol dire che, depurando questo fenomeno dalle differenze nei redditi pro capite, le condizioni dei mercati, oltre che le dinamiche dei redditi, consentono ai cittadini degli altri Paesi di ottenere dalla spesa per consumi una maggiore soddisfazione rispetto a quanto accade in Italia – spiega Confcommercio – Un risultato sul quale certamente influisce il maggior livello dei prezzi in Italia di tutte le spese legate all’energia, che entrano a vario titolo nella gestione dell’abitazione". Incidono dunque le "liberalizzazioni incompiute", in un contesto che rende più evidenti le debolezze italiane e che necessita anni per recuperare gli indicatori di reddito e benessere.

Commenta il presidente Confcommercio Sangalli: "Le vendite di Natale ed i saldi non hanno subito alcun crollo. Tuttavia, la crisi c’è e si sente, sarebbe irresponsabile non riconoscerlo. Tanto più che le nostre previsioni indicano che nel 2009 fronteggeremo una crisi più lunga, anche se meno acuta, e questo è un aspetto negativo". Sangalli si è detto preoccupato soprattutto per le previsioni sulla disoccupazione, che "se andasse oltre l’8% causerebbe una caduta verticale del reddito reale disponibile, con conseguente ulteriore impatto sui consumi". Dal Governo ci si aspetta dunque "provvedimenti importanti significativi" e dalle banche un "sostegno alla domanda di credito da parte delle piccole e medie imprese".

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