CONSUMI. Rapporto Confcommercio: nel 2008 frenata soprattutto per carne, pane e cereali

Nel 2008 si assisterà ad una ulteriore significativa frenata dei consumi soprattutto per carne, pane e cereali. Secondo il Rapporto consumi presentato oggi da Confcommercio nell’anno appena iniziato si assisterà ad una crescita dell’1,2%, contro l’1,5% del 2007, "un risultato deludente che acuirà la percezione di impoverimento delle famiglie che è ai massimi storici da venti anni".

Con questa lenta crescita del Pil "Quello che ieri era urgente oggi è urgentissimo", ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha aggiunto: "Occorre ridurre contestualmente la spesa pubblica pressione fiscale per rilanciare i consumi che sono in una fase di stallo. Solo così si può dare respiro alle famiglie e vivacizzare la domanda. La situazione attuale rende difficile il raggiungimento di questi obiettivi ma chiediamo alla politica una risposta responsabile e tempestiva".
In particolare, per carne e zucchero, è stimato un calo dello 0,5%; più accentuato (-0,7%) per pane e cereali.

La spesa per consumo di carne è quella che ha subito la più drastica riduzione in termini di quota, passando dal 19% del 1992 al 15% del 2006. I motivi sono riconducibili a fenomeni congiunturali (difficoltà legate alle epidemie cosiddette ‘mucca pazza’ e ‘aviaria’) ma anche strutturali, di lungo periodo, tra i quali i nuovi modelli di consumo e l’invecchiamento della popolazione (minore richiesta di proteine). Latte, formaggi e uova rappresentano l’8,7% della spesa delle famiglie per pasti in casa e fuori casa, quota in leggera flessione rispetto al 1992 (9,5%); in media, nel 2006, una famiglia ha speso 743 euro contro i 572 del 1992 (Tab. 4.17). In quantità, cioè al netto della variazione dei prezzi d’acquisto, i consumi di questa voce sono aumentati al ritmo dell’1,6% medio annuo nel periodo 1992-2005 e in misura più sostenuta nel 2006 (+2,2%), ma le tensioni sui prezzi emerse nel corso di quest’anno fanno prevedere un rallentamento della crescita per il 2007 (1,1%) e una stagnazione del corso del 2008.

Sul fronte immobiliare invece il rapporto parla del "pericolo che scoppi la bolla immobiliare", ovvero che scendano i prezzi degli immobili, diminuendo di fatto la ricchezza delle famiglie e quindi il principale sostegno ai consumi degli ultimi anni. Per il triennio 2007-2009 è stato ipotizzato un incremento reale costante della ricchezza finanziaria pari all’1,6% annuo. La ricchezza immobiliare invece si mantiene costante in termini reali per tutto il periodo, salvo per una riduzione nominale pari all’1,1% nel 2007 (corrispondente a una contrazione del 3,1% a prezzi costanti.

Sul versante dei prezzi l’indagine rileva come da quasi un decennio l’inflazione italiana si colloca su valori prossimi al 2,5-2,0% ed ha raggiunto nelle prima parte del 2007 livelli minimi rispetto agli ultimi 40 anni. A partire dai mesi estivi il manifestarsi di tensioni in alcuni specifici segmenti ha determinato una moderata ripresa del processo inflazionistico. Colpa soprattutto degli alimentari e segnatamente i prodotti derivati dei cereali e del latte che scontano da mesi forti aumenti delle materie prime sui mercati internazionali. "Il manifestarsi di tensioni sui prezzi dei prodotti alimentari – si legge nel rapporto – impone una riflessione ed una attenta valutazione sulla distribuzione del valore lungo la filiera, nonché sugli eventuali contributi inflazionistici dei settori coinvolti. Non va trascurato il fatto che le forti polemiche sui prezzi, come già accaduto in occasione dell’introduzione dell’euro, aumentino la percezione nei consumatori relativamente al problema dei prezzi e contribuiscano attraverso le aspettative a ingenerare aumenti".

PDF: Il rapporto

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