CONSUMI. Rapporto Coop 2010: ancora nel cono d’ombra, in calo alimentari

Fuori dalla recessione, ma ancora nel cono d’ombra della crisi: è questa la sintesi della situazione attuale dei consumi nel nostro Paese secondo il Rapporto Coop 2010 redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop) con la collaborazione scientifica di Ref e Nielsen.

Lo studio, presentato questa mattina a Milano da Enrico Migliavacca, vice presidente di Ancc-Coop, ha evidenziato come nel biennio 2007-2009 i consumi pro capite abbiano subito, a prezzi costanti, una contrazione quantificabile in oltre 600 euro annui, 181 dei quali solo nella componente alimentare. Per la prima volta negli ultimi trent’anni, infatti, calano sensibilmente le vendite dei beni di prima necessità quali pane e cereali (-5,2% nel periodo di riferimento), pesce (-4,3%), latte formaggi e uova (-3,3%), olio e grassi (-3,4%); dati confermati dall’andamento ancora critico del primo semestre 2010, che registra una flessione nel mercato della grande distribuzione delle quantità vendute di pasta (-2,8%), conserve di pomodoro (-2,3%) e olio d’oliva (-1,7%).

«Coop però è in controtendenza rispetto al mercato, e vede crescere il proprio business di due punti percentuali – afferma Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia – Merito di un impegno concreto nella tutela del potere d’acquisto, fatto di iniziative sui prodotti a marchio e sui prezzi delle voci più importanti della spesa quotidiana».

A fronte di una ripresa economica appena avviata e ancora timida, le previsioni del Rapporto per i prossimi anni segnalano un rialzo dei consumi familiari stimato nello 0,3 % per il 2010 e dello 0,6% nel 2011. «Occorrono strategie di rilancio che guardino al modello dei grandi Paesi europei come Francia e Germania, dove l’impatto della crisi sui consumi è stato molto meno penalizzante – ha concluso il presidente Ancc-Coop Aldo Soldi – Serve in primo luogo un esteso piano di liberalizzazione, sia per quanto riguarda la distribuzione commerciale sia per quei settori oggi ancora poco accessibili, come il comparto farmaceutico o l’area dei carburanti e dei servizi finanziari: secondo le nostre stime, questi correttivi potrebbero generare un tesoretto di circa 3000 euro all’anno per ogni famiglia italiana».

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