CONSUMI. Rapporto Coop: italiani tagliano carrello della spesa ma puntano sul gioco

Gli italiani sono diventati sempre più sobri. Più abili nel trovare le promozioni, nomadi – passano da un punto vendita all’altro – e allo stesso tempo attenti agli sprechi. Sacrificano i consumi di auto, arredo, multimedia, abbigliamento ma non esitano a tagliare anche sugli alimentari. Non tagliano, invece, sul gioco: alla fine del 2011 saranno oltre 73 i miliardi, più 20% sul 2010, che saranno spesi dagli italiani in giochi a premi, lotterie e slot machine. Una spesa superiore a quella per l’abbigliamento e le calzature, pari a circa il 60% dei consumi alimentari.

È il quadro tracciato dal Rapporto Coop 2011 "Consumi e distribuzione". Non è quadro allegro, quello che emerge, con una crisi economica che attanaglia il paese, il reddito delle famiglie tornato indietro di un decennio, l’aumento delle disuguaglianze nel Mezzogiorno, la drammatica condizione giovanile e il generale pessimismo diffuso. Gli italiani non sono più un popolo di risparmiatori: il tasso di risparmio delle famiglie è diminuito di dieci punti rispetto agli anni Novanta ed è inferiore a quello di Francia e Germania.

Gli italiani cercano di far quadrare i conti e modificano il carrello della spesa. Sacrificano i consumi no food, dall’arredo all’automobili, dall’abbigliamento agli elettrodomestici, ma tagliano anche il carrello della spesa e cambiano gli acquisti alimentari: tornano a crescere i prodotti di base (olio d’oliva, latte uht, tonno in scatola), aumentano il carrello etnico e il pronto, a elevato livello di servizio, ma perdono forza i carrelli salute e lusso. I consumatori italiani sono sobri e consumano in casa, cercano le promozioni, prediligono il supermercato ma trovano agilmente i nuovi formati di spesa dei discount, sono nomadi (il 35% va da un punto vendita all’altro) e pessimisti. Sono, forse giocoforza, attenti agli sprechi: comprano confezioni più piccole, riempiono meno il frigo di cibi freschi, acquistano meno acqua minerale e detersivi.

Afferma Coop: "E’ indubbio che i comportamenti di consumo hanno subito delle modifiche anche in quelle tipologie di spesa in passato caratterizzate da una sostanziale stabilità se non crescita (è il caso dei prodotti tecnologici che nel primo semestre 2011 calano di un 6,2%, eccezion fatta per smartphone e tablet), ritornano a riprendere forza dopo anni i prodotti di base (olio d’oliva, latte uht, tonno in scatola), godono di sempre maggiore credito i prodotti a marchio che vengono acquistati di più nell’ultimo anno dal 49% dei consumatori. L’impoverimento del carrello – spiega il Rapporto – non significa d’altro canto rinuncia alla qualità e sono le promozioni una delle poche ciambelle di salvataggio rimaste. È grazie a queste che il 63% dei consumatori dichiara di aver risparmiato nell’ultimo anno. E’ il fenomeno del ‘downgrading’ in cui le famiglie italiane si mostrano maestre, ma se questo è possibile nei beni dove la distribuzione è liberalizzata, è un’arma spuntata in quei settori obbligati (tariffe e servizi pubblici) il cui peso non è scaricabile".

I consumatori si scontrano con un potere d’acquisto diminuito del 7% negli ultimi dieci anni. E con una manovra considerata depressiva. Afferma infatti il presidente del Consiglio di Gestione Coop Italia Vincenzo Tassinari: "Il rigore nei conti pubblici è d’obbligo, ma manovre che rischiano di essere depressive avranno come risultato una consistente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, che negli ultimi dieci anni è già calato del 7%, e quindi genereranno ancora una ulteriore contrazione dei consumi. Ogni punto di Iva in più – spiega Tassinari – pesa 7 miliardi sui consumi annuali. L’aumento al 21% intacca settori già fortemente penalizzati (l’abbigliamento nel primo semestre 2011 fa segnare un -8%, il bazar sfiora il -6%, il multimediale sfiora il -15%) ma ogni ulteriore manovra sul versante Iva sarebbe ancora più disastrosa".

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