CONSUMI. Rapporto Unioncamere: in crescita anche se non migliora potere d’acquisto

L’economia mondiale è tornata a crescere nel 2010 sia pur in maniera selettiva e con elementi di debolezza strutturale ancora evidenti. Il nostro Paese ha saputo reggere all’impatto della crisi pur senza poter disporre di leve proprie con le quali in passato era stato alimentato lo sviluppo, quali l’aggiustamento del cambio e il disavanzo della spesa pubblica. Questo il succo del Rapporto Unioncamere 2011 presentato questa mattina a Roma in occasione della 9° Giornata dell’Economia. Il Rapporto sintetizza il punto di vista privilegiato delle Camere di Commercio sull’economia reale.

"Il 2011 sarà sicuramente un anno diverso rispetto al 2009 e al 2010. L’alta marea di quella crisi si sta ritirando anche se non su tutto il litorale e sta venendo fuori un’Italia diversa che presenta criticità di ordine strutturale ma anche un’Italia che lavora e che nonostante tutto è riuscita a superare meglio di altri Paesi il periodo di crisi" ha spiegato Domenico Mauriello, Ufficio Studi di Uniocamere sottolineando che lo scenario non è del tutto favorevole dal momento che all’interno del Paese ci sono forti divaricazioni soprattutto territoriali. Mauriello ripropone un concetto no nuovo ovvero quello della necessità di affrontare e risolvere la "questione meridionale".

Se c’è un dato positivo che emerge con chiarezza dal Rapporto è certamente la solidità delle famiglie: il patrimonio delle famiglie è più elevato rispetto ad altri Paesi ma anche in questo caso ci sono forti differenza tra Nord e Sud.

Il Rapporto fotografa la situazione dell’economia reale con riguardo allo sviluppo delle imprese ma in esso trova spazio anche un’analisi sul reddito e la ricchezza delle famiglie. Nel 2010 i consumi delle famiglie italiane hanno intrapreso un percorso di ripresa. Nella media dell’anno, la variazione è risultata pari all’1% dopo due anni di contrazione. Non tutti i settori hanno fatto registrare un segno positivo: se così è stato per i servizi, più cauti sono stati gli acquisti di beni durevoli. Questo andamento della domanda di beni durevoli (soprattutto di automobili) è coerente con una minore facilità di accesso al credito da parte del segmento consumatori più fragili e, in particolare di coloro che hanno subito discontinuità nel percorso lavorativo o dovendo affrontare fasi di precarietà. Per il comparto dei mobili e degli elettrodomestici, altro settore non proprio florido, vi è anche l’effetto della caduta della domanda rivolta all’immobiliare visto che vi è una parziale contestualità della spesa per l’arredamento con le decisioni di acquisto dell’abitazione. L’altra voce della spesa delle famiglie che si posiziona ancora su valori inferiori ai massimi pre-crisi è, infatti, quella relativa agli investimenti immobiliari. Il tasso di investimento delle famiglie si è ridotto a seguito di una caduta degli investimenti superiore a quella del reddito disponibile, riportando sui livelli dei primi anni 2000. In effetti le famiglie italiane nel corso della crisi, al fine di riequilibrare la propria posizione finanziaria, avrebbero ridotto più il livello dei propri investimenti che quello dei consumi. D’altronde i segnali di recu0pero dei consumi delle famiglie non sono stati assecondati da un analogo recupero nel livello del reddito disponibile, di fatto stabilizzatosi nel corso dell’anno: la crescita dei consumi deriva, quindi, da un aumento della propensione alla spesa più che da un reale miglioramento del potere d’acquisto dei consumatori.

di Valentina Corvino

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