CONSUMI. Temporary Shop, Altroconsumo: negozi normali (3)

Continua l’approfondimento condotto da Help Consumatori sui Temporary Shop, i negozi a tempo dove le aziende propongono la vendita di nuovi prodotti o di particolari servizi e lo fanno per un periodo limitato. Help Consumatori ha analizzato il fenomeno dal punto di vista degli operatori, degli studiosi e di chi difende il consumatore. Come ci si poteva immaginare le posizioni sono risultate abbastanza differenti: c’è chi considera il Temporary Shop un mix di comunicazione e di vendita vincente per le aziende, soprattutto per le piccole e medie imprese che non hanno la possibilità di aprire un vero e proprio negozio. C’è chi lo considera un nuovo stile di consumo che risponde alla logica dell’hic et nunc, ossia del qui ed ora, dell’occasione da cogliere al volo. E poi ci sono le Associazioni dei consumatori. Help Consumatori ha parlato con Liliana Cantone, responsabile delle relazioni esterne di Altroconsumo.

Qual è la posizione di Altroconsumo sui Temporary Shop?

Altroconsumo ha realizzato un’inchiesta sul campo a febbraio 2008, quindi il giudizio dell’Associazione si riferisce a quest’esperienza concreta. Noi abbiamo visitato il Temporary Shop Alixir, la linea di prodotti della Barilla il cui packaging è estremamente diverso dai soliti prodotti Barilla. Nel Temporary Shop il prodotto veniva proposto come una sorta di esperienza per il consumatore: già lo spazio era molto studiato, con luci, colori ricercati, proiezioni su schermo; un luogo di incontro tra scienza e informazione, almeno così veniva spacciato, e la cosa ci ha fatto rizzare le orecchie. Alla fine abbiamo riscontrato che questa formula innovativa di vendita non rispettava le regole di correttezza e di trasparenza. Puntava esclusivamente a piazzare il prodotto in maniera anche molto tradizionale, ma poco trasparente, tanto che a settembre 2008 l’Antitrust ha sanzionato la Barilla con una multa di 200.000 euro proprio per l’ingannevolezza del messaggio sulle confezioni di vendita dei prodotti. Frasi del tipo "l’utilizzo di questi prodotti rallenta l’invecchiamento cellulare" che venivano ripetute anche nel Temporary Shop durante la nostra visita, sono state giudicate dall’Antitrust non ammissibili e del tutto sproporzionate come promesse. Quindi la nostra esperienza rispetto a questo tipo di Temporary Shop è stata deludente: la formula è sicuramente innovativa ma, nel caso studiato da Altroconsumo, si sposava con un vecchio vizio che spesso produttori e distributori mettono in piedi: quello del rapporto non trasparente, non corretto e non rispettoso delle regole di non ingonnevolezza nei confronti del consumatore.

Cioè i Temporary Shop potrebbero enfatizzare ancora di più i messaggi ingannevoli di alcuni prodotti?

Nel caso da noi studiato sì perché il prodotto veniva presentato quasi come un farmaco: si parlava addirittura di principi attivi con tanto di posologia sui tempi di assunzione. Le hostess che ci hanno accolto in questo Temporary Shop sottolineavano questi aspetti; non hanno certo alleggerito la nostra impressione di ingannevolezza, ma l’hanno accentuata. I Temporary Shop possono essere un’esperienza diversa e complementare rispetto a quella tradizionale di distribuzione, ma non devono assolutamente venir meno nella messa in pratica delle regole di correttezza. Su questo noi vigileremo, come abbiamo fatto con il Temporary Shop della Barilla.

Il Temporary Shop rischia di essere quindi solo una pubblicità parlante, che ha ancora più presa sul consumatore?

Il punto è che un messaggio che sia verbale o scritto, è ingannevole o non lo è. Non ci sono vie di mezzo. Quindi se gli operatori del negozio o del Temporary Shop seguono le regole di correttezza e trasparenza non c’è alcun rischio. Situazioni analoghe di ingannevolezza si verificano anche nella grande distribuzione, ad esempio, quando si propongono le carte revolving o le rateizzazioni senza dire chiaramente che si stanno sottoscrivendo dei tassi di un certo tenore . Laddove non c’è correttezza si ripetono gli stessi vizi della distribuzione italiana che noi vorremmo non vedere più.

Le Associazione dei consumatori dovrebbero aumentare l’attenzione rispetto a queste nuove formule di vendita?

L’attenzione deve essere sempre alta: potrebbero esserci infiniti esperimenti nuovi perché il mondo evolve e si aprono sempre nuovi spazi. Le Associazioni dei consumatori devono continuare a valutare la bontà e la correttezza dell’offerta, nelle sue mille sfaccettature, senza scendere a patti. L’ideale sarebbe che non sia necessario l’intervento delle Associazioni dei consumatori, ma come abbiamo visto non sempre è così.

I benefici al consumatore sono soltanto emozionali, visto che partecipa ad un evento e segue una moda, o ci sono anche benefici economici?

Io non parlerei di benefici emozionali. E’ uno shop, cioè un punto vendita dove si propongono dei prodotti. Non credo che il consumatore, a meno che non abbia molto tempo da perdere, voglia andare in un Temporary Shop per partecipare ad un’emozione. Si tratta di acquistare un prodotto e questo deve essere chiaro al consumatore. L’emozione, come abbiamo visto anche nella pubblicità, non è mai amica della correttezza e della trasparenza nell’offerta di un prodotto e di un servizio. Quindi ben venga il consumatore che mette da parte l’emozione e sappia che è posto di fronte alla scelta di acquistare o meno un prodotto. Andare in un Temporary Shop non è diverso dal decidere di acquistare qualcosa on line o in un supermercato. Di benefici economici, almeno dall’esperienza che abbiamo fatto noi, non ce se sono: un prodotto che di solito costava 1,25 euro, nel Temporary Shop era proposto a 4,20 euro con un grande aggravio. Quindi bisogna essere coscienti che si sta entrando in un negozio.

Non c’è il rischio che diventi un modo per invogliare il consumatore ad acquistare qualcosa anche se non ne ha la necessità, ma soltanto perché ha poco tempo per farlo?

Questo è proprio quello che abbiamo riscontrato nella nostra prova sul campo. Effettivamente i prodotti venivano proposti in una veste ingannevole che faceva pensare a ben altro e non a quello che erano realmente. Speriamo che questa non sia una costante del Temporary Shop.
Ci sono rischi per il consumatore dal punto di vista dei reclami e delle garanzie post-vendita?
Crediamo che il Temporary Shop rientri assolutamente nelle regole del commercio e della vendita. Le garanzie devono avere lo stesso valore, e lo ha dimostrato anche l’intervento dell’Antitrust. Le regole devono valere anche per questa formula distributiva.

Ci sono rischi per il consumatore di pagare costi aggiuntivi, essendoci un’altra figura intermediaria che è quella del gestore dello spazio?

Purtroppo non conosciamo ancora come siano organizzati da questo punto di vista i Temporary Shop e ci riserviamo di raccogliere presto informazioni in merito.

di Antonella Giordano

 

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