CONSUMI. Torino, città dei mercati, non mangia più frutta e verdura

Anche a Torino, città italiana con il più alto numero di mercati rionali, non si mangia più frutta e verdura. A lanciare l’allarme è il Caat, il Centroagroalimentare di Torino che, negli ultimi cinque anni, ha registrato una flessione dei consumi del 18%. Il carovita si è quindi imposto ormai prepotentemente anche tra banchi e bancarelle, antico regno del risparmio. Nel capoluogo piemontese, infatti, dove c’è un ambulante ogni 27 abitanti (contro una media nazionale di uno ogni 120), la gente fa sempre meno acquisti e a risentirne sono soprattutto i prodotti più salutari.

Spiega l’assessore al Commercio del Comune di Torino Alessandro Altamura: "La contrazione denunciata dal Caat rientra nella stretta generalizzata dei consumi portata da fattori economici esogeni. Bisogna però dire che, per frutta e verdura, si tratta anche di cattiva educazione alimentare amplificata dai ritmi ormai giapponesi delle professioni. Per combattere questa tendenza gli organi di stampa, insieme a scuola e università, dovrebbero svolgere un ruolo didattico-educativo".

Nonostante la crisi dei consumi il giro d’affari dei mercati rionali è ancora alto: la quota di mercato occupata da piccoli punti vendita e banchi rispetto alla grande distribuzione è del 43,8% e sale al 66% per quanto riguarda frutta e verdura. Torino con i suoi 47 mercati domina la classifica nazionale (seguita da Cagliari, Roma, Firenze e Milano), servendo, almeno una volta la settimana l’80% dei torinesi. Il risparmio medio sull’ortofrutta per i consumatori che frequentano i mercatini è del 20%.

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