CONSUMI. Vendite al dettaglio, Istat: “+ 2% rispetto a gennaio 2005”

Nel mese di gennaio 2006 l’indice generale del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio ha registrando un aumento del 2,0 per cento rispetto al gennaio 2005. Le vendite di prodotti alimentari sono cresciute del 2,4 per cento e quelle di prodotti non alimentari dell’1,7 per cento. Lo rileva l’Istituto nazionale di statistica che ha oggi diffuso i dati di gennaio sulle vendite del commercio fisso al dettaglio.

Più contenuti gli aumenti rispetto a dicembre 2006: in generale si è registrata una variazione positiva dello 0,1 per cento; per i prodotti alimentari l’incremento è stato dello 0,3% mentre nessun aumento è stato registrato per gli alimentari. Rispetto a gennaio 2005 gli aumenti più consistenti hanno riguardato gli hard discount (più 7,9 per cento) e gli ipermercati (più 2,6 per cento). I grandi magazzini e gli altri specializzati hanno segnato entrambi una crescita in termini tendenziali del 2,3 per cento.

L’analisi dell’Istat ha riguardato anche la tipologia merceologica dei prodotti non alimentari. In particolare, per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari, gli incrementi tendenziali maggiori hanno riguardato i gruppi prodotti farmaceutici (più 3,7 per cento), foto-ottica e pellicole (più 2,4 per cento), cartoleria, libri, giornali e riviste (più 2,3 per cento), abbigliamento e pellicceria (più 1,8 per cento).

"Sono dati negativi – commenta il Codacons – che dimostrano come le vendite stentino a riprendere quota, e i consumi degli italiani siano ancora ristretti a causa del ridotto potere d’acquisto delle famiglie e del costante aumento dei prezzi. Ciò è attestato proprio dalla crescita del 7,9% per gli hard discount, tipologia commerciale che attira sempre più consumatori grazie a prezzi estremamente competitivi, che consentono risparmi fino all’80% rispetto i negozi tradizionali.

Secondo l’associazione "Se non verranno presi urgenti provvedimenti e se non si arriverà ad una riduzione generalizzata dei prezzi, molti negozi saranno costretti a chiudere, perché i consumatori ridurranno sempre più i consumi non indispensabili".

Per Confesercenti i dati Istat confermano che "La crescente sfiducia nel Paese ed il dilagare della grande distribuzione continuano a produrre i loro effetti distruttivi su centinaia di migliaia di piccole imprese". "Ancora una volta l’Istat – prosegue Confesercenti – è costretta a fotografare lo stato di difficoltà in cui versano le piccole imprese, costrette a pagare il conto salatissimo del clima di sfiducia e del conseguente calo dei consumi, oltre all’aumento di tasse, tariffe locali, costi di gestione, eccetera. L’auspicio è che il prossimo Governo sappia recepire il grido d’allarme che da anni, mese dopo mese, andiamo lanciando ad ogni pubblicazione dei dati sulle vendite, affinché si adottino le misure necessarie a restituire fiducia al Paese ed a rilanciare i consumi per fermare la moria di aziende e la desertificazione dei centri urbani.

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