CONTRAFFAZIONE. Editori chiedono maggiore tutela del diritto d’autore

Continuano le audizioni del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale. Il Comitato, insediatosi lo scorso gennaio ha il compito di coordinare le azioni per il contrasto del fenomeno, lo studio e la predisposizione di proposte normative e l’analisi e l’individuazione di iniziative non normative comprendenti anche la stipula di appositi codici di condotta e di autoregolamentazione. Ieri sono state audite l’Associazione Italiana Editori e l’Associazione Provider Indipendenti.

Secondo l’AIE, la "pirateria" è uno dei più importanti problemi che affliggono il mercato editoriale italiano, non meno di quanto avviene per il resto dell’industria culturale, e in particolare per la musica e per il cinema. "Il fenomeno della pirateria si traduce nelle fotocopie di libri e periodici, ma anche, e sempre più – ha affermato Ivan Cecchini (AIE) – nella digitalizzazione (e successiva diffusione) di prodotti cartacei. Le violazioni cui si assiste in tale ambito avvengono attraverso attività di hosting e messa a disposizione del pubblico dei contenuti da parte di siti internet nonché per mezzo di diversi sistemi di peer-to-peer. Per avere qualche indicatore, le attività di riproduzione illecita di libri e periodici con fotocopie determinano perdite stimate in oltre 315 milioni di euro l’anno per il settore editoriale nel suo complesso: se si considera però il settore dell’editoria universitaria e professionale la perdita equivale o addirittura supera il fatturato di settore".

L’Associazione Italiana Editori ha chiesto una maggiore tutela del diritto d’autore, con campagne informative ad hoc per sensibilizzare i cittadini sul rispetto di tali diritti e, per quanto attiene agli scambi illeciti di materiale online, "così come sta avvenendo in altri Paesi – ha concluso Cecchini – occorre che anche in Italia si adotti il meccanismo del Notice and Take Down: la rimozione del materiale illecito e/o disconnessione dall’utenza a fronte della semplice, ancorché circostanziata, comunicazione da parte del titolare dei diritti lesi. Un’incombenza che spetta ai provider delle reti".

Assoprovider, invece, ha sottolineato che principi come la presunzione di innocenza e l’attribuzione del potere giudiziario esclusivamente alla magistratura sono i fondamenti del nostro ordinamento giuridico e non possono essere violati a favore della tutela dei diritti di proprietà intellettuale. A tal proposito ha ribadito che gli Internet Service Provider sono equiparabili a dei meri trasportatori di dati ed ad essi non sono attribuibili poteri di polizia o di giudizio sull’operato dei cittadini in internet.

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