CONTRAFFAZIONE. Non solo borse. Sempre più in crescita i farmaci online

Non solo borse e capi di abbigliamento – dove pure i rischi non mancano, se si pensa ai coloranti e alle sostanze potenzialmente tossiche usate per i tessili. Ma anche pezzi di ricambio delle automobili, componenti elettroniche, alimentari e sempre più spesso medicinali. Le frontiere si allargano, la contraffazione è sempre più diffusa, l’industria del falso è diventata un’attività imprenditoriale e in gioco non c’è solo la falsa griffe acquistata sulla bancarella: ci sono potenziali rischi per la salute, sfruttamento dei lavoratori e lavoro nero, evasione fiscale, canali di vendita che si vanno ampliando ma le cui reali dimensioni sono difficili da quantificare, anche se in evidente espansione, come quello dei farmaci online. Sulla contraffazione – all’indomani della Giornata del Consumatore e della presentazione di un’indagine che ben rappresenta l’orientamento degli italiani nei confronti dell’acquisto di prodotti contraffatti: comprano allettati dal buon prezzo anche se conoscono i rischi – si è svolto oggi a Roma il Forum, organizzato da Adiconsum e Provincia di Roma, "Allarme anticontraffazione. Dai prodotti ai medicinali. Quali le misure di contrasto? Informare i consumatori sui rischi", che ha visto alternarsi rappresentanti istituzionali e della Direzione Generale per la lotta alla contraffazione, Indicam e Cisl, Coldiretti e Anifa, Agenzia delle Dogane e Nas, nonché i rappresentanti di Adiconsum.

Un quadro interpretativo del fenomeno è stato illustrato da Paolo Landi, segretario generale Adiconsum, che ha ricordato come il mercato della contraffazione sia in forte crescita, favorito dalla globalizzazione, dalle tecnologie online, dal favorevole atteggiamento dei consumatori nei confronti dei prodotti a basso costo. Attenzione però, perché Landi individua tre livelli di contraffazione. La prima è quella in cui il consumatore è pienamente consapevole dell’acquisto contraffatto: si tratta di prodotti che appaiono come griffati e sono a basso costo. C’è poi un secondo livello dove invece il consumatore è inconsapevole: il fenomeno coinvolge i settori del manifatturiero e dunque pezzi di ricambio auto, componenti elettriche ed elettroniche, medicinali acquistati via internet, prodotti alimentari. Il terzo livello, argomenta Landi, è invece quello dei prodotti anonimi rispetto alla provenienza e dei prodotti che hanno un marchio e si ritengono fatti in Italia, mentre a seguito dei processi di delocalizzazione vengono prodotti in altre parti del mondo. "C’è l’esigenza di rendere il consumatore consapevole dei rischi e dei danni all’economia", ha detto Landi, aggiungendo che "il consumatore sa di rischiare ma c’è meno consapevolezza per i prodotti venduti sul web, specialmente per i medicinali".

Prodotti alimentari e medicinali rappresentano due settori particolari. Ha detto Stefano Masini, responsabile ambiente e consumi di Coldiretti: "La contraffazione nel settore alimentare ha caratteristiche differenti. È lucrosa, a basso rischio, capillare, con una rete di vendita che va dalle bancarelle ai mercati rionali ai supermercati. Nell’acquisto dei generi alimentari contraffatti non c’è consapevolezza da parte del consumatore". Per esemplificare le dimensioni del fenomeno, Masini ha ricordato i dati sul pomodoro: l’Italia, ha detto, ha importato nell’ultimo anno 160 mila tonnellate di prodotti preparati dalla Cina. E poi ci sono tante informazioni che sfuggono, casi che si risolvono, e non sempre, solo con l’intervento giudiziario. "Vorremmo che queste informazioni fossero non secretate. Una delle battaglie di domani è rendere pubblica la tracciabilità documentale".

Ci sono poi i medicinali contraffatti. A illustrare un fenomeno difficile da quantificare ma di sicuro in crescita è Stefano Brovelli, vicepresidente dell’Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione): "Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, il farmaco contraffatto è quello deliberatamente e fraudolentemente preparato con informazioni ingannevoli sul contenuto e sull’origine del prodotto. In Italia, nei canali legali la contraffazione è praticamente inesistente. Il problema nasce quando vengono usati i canali illegali", come internet, palestre, sexy shop. Il mercato del farmaco contraffatto è in aumento: "Se nel periodo 2005-2008 i farmaci contraffatti sequestrati sono stati 136 mila, nel biennio 2009-2010 hanno segnato quota 1 milione e mezzo e nei soli mesi di gennaio e febbraio 2011 sono state sequestrate più di 160 mila tra fiale e pasticche provenienti da India e soprattutto Cina e Taiwan".

I dati citati dal vicepresidente Anifa fanno riferimento a una recente ricerca dell’Aifa. E dicono che il 59% dei farmaci acquistati online non arriva a domicilio, della restante parte solo il 5% è costituito da farmaci autentici. Il 50% dei prodotti acquistati online è contraffatto. Sono otto milioni gli italiani che acquistano farmaci via internet: sono soprattutto giovani, giovanissimi e ultra 65enni, anche perché fra i farmaci che corrono online ci sono soprattutto Viagra e similari e anabolizzanti. Quattro italiani su dieci ignorano che la vendita dei farmaci online in Italia è vietata. Il 34% crede che si possano comprare online solo i farmaci senza obbligo di prescrizione. Nel 33% dei casi gli italiani comprano online medicinali per questioni di risparmio e privacy senza considerare i rischi per la salute. Inoltre, Internet è diventata anche fonte di informazione per la salute: secondo il Censis, nel 2010 il 34% degli italiani ha consultato la Rete per avere informazioni sulla salute e per il 12,6% internet è il primo canale di riferimento per informazione sanitaria.

Ma qual è l’atteggiamento di chi acquista? "In realtà – spiega Brovelli – il consumatore si avvicina a questo tipo di acquisto sempre con incertezza, ma il vantaggio che ne acquisisce è talmente alto – un prodotto che costa 50 euro al pubblico lo può comprare a 4 euro – che affronta questo tipo di rischio. Prende il rischio, compra e prova. C’è un altro aspetto che dipende dal tipo di prodotto acquistato. Nei prodotti per disfunzione erettile c’è un problema di privacy e su internet la persona si espone meno. Lo stesso problema può riguardare integratori e anabolizzanti. C’è un problema di privacy che internet risolve completamente. Se si mettono insieme i due aspetti, il consumatore affronta il rischio".

La Rete però non si può fermare. "Internet non è controllabile per definizione – prosegue Brovelli – Però si può cambiare l’atteggiamento del consumatore e fare campagne molto forti di sensibilizzazione sui rischi dei prodotti. Si può comprare un prodotto che non funziona: e quello è un rischio minimo. Ma si può acquistare un prodotto che può rovinare la salute". E per quanto riguarda la tipologia di consumatori che va online? "Per le disfunzioni erettili sono persone sopra i 60 anni, per gli anabolizzanti soprattutto giovani e persone che frequentano le palestre, dove c’è una distribuzione ampia di tali prodotti e non si sa bene come vengono raccolti e distribuiti: è tutto mercato che non appare, perché il prodotto non viene venduto ufficialmente".

Attenzione però, perché sul tema si sta muovendo anche l’Europa. A febbraio il Parlamento europeo ha approvato una legge che introduce nuove regole di sicurezza e tracciabilità per le medicine in generale e, in particolare, per quelle vendute in rete: le farmacie online dovranno essere autorizzate e avere un logo riconoscibile in tutta l’Ue. I deputati hanno infatti ritenuto necessario regolamentare la vendita di farmaci via Internet: negli Stati membri in cui sono consentite, le farmacie online dovranno ottenere un’autorizzazione speciale a fornire medicinali al pubblico via Internet per poter operare. E i siti dovranno dotarsi di un logo comune, riconoscibile in tutta l’Europa, per aiutare il pubblico a individuare le farmacie autorizzate.

 

di Sabrina Bergamini

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