CONTRAFFAZIONE. Parlamento Ue vota nuove regole: sanzioni penali per i responsabili

Il Parlamento europeo ha votato, nella plenaria di ieri, la relazione di Nicola Zingaretti che accoglie con favore la proposta della Commissione in tema di contraffazione, ma propone una serie di emendamenti volti principalmente a definire più chiaramente l’oggetto e il campo d’applicazione della direttiva e a precisare i tipi di reato punibili.

Una definizione più chiara dei diritti di proprietà intellettuale

Le misure previste dalla direttiva riguardano il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale «nel contesto della contraffazione e della pirateria». Inoltre, per "diritti di proprietà intellettuale" si intendono uno o più dei seguenti diritti: diritto d’autore, diritti connessi al diritto d’autore, diritto sui generis del costitutore di una banca di dati, diritti dei creatori di topografie di prodotti semiconduttori, diritti relativi ai marchi (nella misura in cui l’estensione ad essi della protezione del diritto penale non sia in contravvenzione delle norme sul libero mercato e sulle attività di ricerca), diritti relativi ai disegni, indicazioni geografiche e denominazioni commerciali (nella misura in cui sono protetti dal diritto nazionale in quanto diritti di proprietà esclusivi).

Diversi emendamenti sono tesi a escludere dal campo d’applicazione della direttiva la materia brevettuale e i diritti di proprietà industriale derivanti dai brevetti. Il Parlamento ritiene infatti che, data la complessità della maggior parte dei progetti di ricerca, nello svolgere il proprio lavoro gli inventori rischiano continuamente di violare i diritti brevettuali. Prevedere sanzioni penali per queste violazioni, pertanto, potrebbe distogliere inventori e ricercatori dal compiere scelte innovative. Un emendamento precisa inoltre che la direttiva non si applica a violazioni dei diritti di proprietà intellettuali connessi ai diritti di brevetto, modelli di utilità e ritrovati vegetali, compresi i diritti derivanti da certificati addizionali di protezione, nonché alle importazioni parallele di beni originali da paesi terzi autorizzate dal detentore del diritto.

I reati punibili

In forza alla direttiva, gli Stati membri devono provvedere a qualificare come reato «qualsiasi violazione intenzionale del diritto di proprietà intellettuale commessa su scala commerciale, la complicità e l’istigazione» della violazione stessa. In proposito i deputati, precisano con un emendamento che per "violazione commessa su scala commerciale" si intende «la violazione di un diritto di proprietà intellettuale commesso per ottenere un vantaggio commerciale» e ciò «esclude atti compiuti da un utilizzatore privato per fini personali e non di lucro». Per "violazione intenzionale", inoltre, si intende «la violazione deliberata e cosciente del diritto in oggetto allo scopo di ottenere un vantaggio economico su scala commerciale».

Per garantire la libertà di stampa e il diritto all’insegnamento, i deputati chiedono poi agli Stati membri di provvedere a che l’uso equo di un’opera protetta, inclusa la riproduzione in copie o su supporto audio o con qualsiasi altro mezzo, a fini di critica, recensione, informazione, insegnamento (compresa la produzione di copie multiple per l’uso in classe), studio o ricerca, «non sia qualificato come reato».

…. e le sanzioni

Per le persone fisiche responsabili di pirateria e contraffazione, gli Stati membri debbono prevedere pene restrittive della libertà personale. Il massimo della pena non deve essere inferiore a 4 anni di reclusione per i reati più gravi commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale oppure che comportano un rischio per la salute o la sicurezza delle persone. A questi, il Parlamento aggiunge anche i reati collegati al riciclaggio di proventi delle attività criminose e al finanziamento del terrorismo. Ai pirati e ai contraffattori dovranno inoltre essere inflitte ammende penali che, per i reati più gravi appena descritti, dovranno essere di un massimo non inferiore a 300.000 euro. Per altri tipi di reato, invece, le ammende dovranno essere di un massimo non inferiore a 100.000 euro. Alle persone giuridiche potranno essere inflitte le stesse ammende penali e altre ammende non penali.

Inoltre, gli Stati membri dovranno prevedere anche la confisca dell’oggetto, degli strumenti utilizzati e dei prodotti originati dai reati. Ma non solo, se ritenuto opportuno, potranno anche procedere alla distruzione dei beni, «inclusi i materiali e le attrezzature utilizzati» per commettere la violazione del diritto di proprietà intellettuale, alla chiusura, totale o parziale, definitiva o temporanea, dello stabilimento usato per commettere tale violazione e all’interdizione, permanente o temporanea, di esercitare attività commerciali. Inoltre, si potrà procedere all’assoggettamento a controllo giudiziario, alla liquidazione giudiziaria, all’esclusione dal godimento di benefici e aiuti pubblici e alla pubblicazione delle decisioni giudiziarie. Un emendamento inserisce anche la possibilità di emettere un ordine di pagamento, a carico del contraffattore, per le spese di custodia dei beni confiscati.

Il Parlamento sollecita poi agli Stati membri a adottare le misure necessarie a garantire che, nel fissare il livello delle sanzioni, si tenga conto dei reati ripetutamente commessi in un altro Stato membro.

Garantire la libera concorrenza e i diritti degli imputati

Infine, per non nuocere alla libera concorrenza, un emendamento impone agli Stati membri di assicurare – mediante misure penali, civili e procedurali – che il ricorso abusivo a minacce e sanzioni penali «possa essere vietato e soggetto a sanzioni». Devono anche essere vietati gli abusi procedurali, in particolare qualora vengano applicate misure penali per far rispettare norme di diritto civile». Agli Stati membri, inoltre, è chiesto di assicurare che i diritti dell’imputato «siano debitamente protetti e garantiti».

Dovranno poi far sì che il previsto coinvolgimento dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale nelle squadre investigative comuni non comprometta i diritti dell’accusato, ad esempio pregiudicando l’accuratezza, l’integrità e l’imparzialità delle prove. Il Parlamento ritiene infatti che l’implicazione di queste persone «costituisce un ruolo d’appoggio che non interferirà con la neutralità delle investigazioni». I deputati propongono poi che, a seguito di un sequestro, le autorità di polizia producano le prove delle violazioni così ottenute nei processi civili pendenti o futuri e ne informino il titolare dei diritti interessato.

Questo il commento di Confindustria: L’approvazione da parte del Parlamento Europeo della nuova direttiva sulle misure penali per gli autori di contraffazione e’ un "passo avanti" nella lotta per la tutela della proprieta’ intellettuale. E’ il commento di Confindustria sulla nuova normativa che stabilisce sanzioni penali per un massimo di almeno 4 anni di carcere per pirati e falsari. "Confindustria – si legge in un nota – ritiene significativo che la prima norma europea in materia penale riguardi la lotta alla contraffazione, in quanto e’ segno della raggiunta consapevolezza che la contraffazione e’ un grave problema non solo per l’Italia ma per tutta l’Ue, e che quindi e’ anche a livello europeo che va combattuta". Secondo Giandomenico Auricchio, presidente del comitato tecnico di Confindustria per la lotta alla contraffazione, "il testo uscito dal Parlamento europeo, seppure necessiti di alcuni miglioramenti riguardo alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi, contribuira’ a colmare le differenze oggi presenti tra i vari stati membri, stabilendo delle sanzioni forti per i contraffattori e per chi commercia merci contraffatte.”

"Il voto di oggi – scrive, invece, Zingaretti in una nota – e’ di straordinaria importanza. Il Parlamento europeo va avanti nella lotta alla contraffazione e alla pirateria, ma si oppone alla criminalizzazione dei consumatori". L’assemblea, prosegue, "ha finalmente deciso di procedere a passo spedito verso il completamento del mercato interno, e ha lanciato un messaggio inequivocabile a chi profitta delle merci contraffatte, a chi minaccia la competitivita’ del nostro ‘made in’, a chi specula sul lavoro nero, a chi si fa gioco dei consumatori e sottrae enormi risorse all’erario pubblico.

Inoltre, si legge ancora nella nota, "Questa direttiva è a favore dei consumatori europei, perché li tutela dai rischi connessi all’utilizzo delle merci contraffatte: giocattoli contenenti solventi pericolosi, medicinali dannosi, cosmetici tossici, prodotti alimentari recanti etichettature false, e tante altre fattispecie potenzialmente nocive. Per questo motivo, mi sembra del tutto incomprensibile e contraddittorio l’atteggiamento assunto dai vertici di Bruxelles di alcune organizzazioni dei consumatori e degli utenti. E dispiace notare che molti, in buona fede, abbiano dato ascolto a tali cattivi consiglieri che, predicando la tutela dei consumatori, hanno in realtà fatto il gioco di potenti lobby esterne, mettendo in pericolo gli emendamenti a garanzia dei diritti dei consumatori europei."

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