CREDITO AL CONSUMO. In Italia ancora vivace nonostante la debolezza del contesto economico

In Italia nel 2007, il mercato del credito alle famiglie ha evidenziato una decelerazione della crescita rispetto al passato, pur registrando comunque un +8,7% di incremento annuo, in linea con i principali Paesi dell’area euro. La fase riflessiva, dopo l’espansione del credito al consumo degli anni scorsi, si inserisce in un contesto di generale debolezza del quadro economico e di crescente incertezza per le famiglie. Il comparto più dinamico resta comunque il credito al consumo, secondo quanto è emerso nel convegno "Credito alle famiglie: tendenze del mercato e impatto della nuova Direttiva comunitaria", che si è tenuto oggi a Milano.

Nel corso del convegno sono stati presentati i risultati dell’Osservatorio sul credito al dettaglio di Assofin, Crif Decision Solutions e Prometeia, da cui emerge che il comparto più dinamico resta proprio il credito al consumo, che ha registrato lo scorso anno un incremento dell’11,3%.

Help Consumatori ha chiesto a Enrico Lodi, direttore credit bureau services del Crif, un’azienda specializzata nello sviluppo e gestione dei sistemi di informazioni creditizie, quali sono le linee guida della nuova direttiva sul credito al consumo (CCD – Consumer Credit Directive) – recentemente approvata dal Consiglio Europeo, che abroga la precedente che risaliva ormai al 1987 – e le novità per consumatori e operatori.

"L’ossatura della nuova direttiva verte sulla tutela dei consumatori, ponendo in carico ai diversi operatori del credito al consumo una serie di nuovi e più stringenti doveri: sono stati sanciti nuovi obblighi per gli istituti di credito sull’informazione ai consumatori, nella pubblicità e nella fase precontrattuale. Questo è stato fatto per agevolare il consumatore nella ricerca dell’offerta più conveniente. Chi ricorre al credito avrà il diritto di recedere dal contratto entro due settimane senza giustificazioni, e di rimborsare in anticipo gli importi dovuti versando un piccolo indennizzo".

Qual è la sua valutazione complessiva su finalità e obiettivi raggiunti con la nuova direttiva?

"Complessivamente la nuova direttiva rafforza la tutela dei consumatori e continua a perseguire – come indicato nel 2000 dal Consiglio Europeo nell’accordo di Lisbona – la costruzione e il rafforzamento di un mercato unico anche nel settore del credito al consumo.
Un mercato che vuole essere regolato garantendo lo sviluppo e la diffusione del credito, ma allo stesso tempo assicurando la stabilità finanziaria delle famiglie europee. Questo ultimo tema ci porta velocemente alla questione del sovra indebitamento e conseguentemente a quanto indicato fra le righe della direttiva, al principio del credito responsabile (cancellato dalla proposta originaria della direttiva). In quest’ottica è stato chiarito che il credito deve essere responsabile sia da parte dell’intermediario sia da parte del consumatore. Spesso si pensa che l’onere di questo principio sia solo ed esclusivamente in carico all’intermediario, invece la responsabilità deve essere equamente suddivisa".

Quali sono queste nuove responsabilità anche per il consumatore?

"Con il recepimento della nuova direttiva il consumatore dovrà ragionare sulla necessità di accendere il finanziamento, di non poter rinviare l’acquisto e valutare attentamente la propria capacità di rimborsare il prestito. Una volta valutati questi aspetti, il consumatore ha un ulteriore onere: ricercare il finanziamento più adatto o, se legato a un’offerta predeterminata, verificare attentamente le condizioni della proposta. Una volta sottoscritto il contratto sarà però fondamentale una condotta responsabile da parte del consumatore, come futuro debitore".

In conclusione, si tratta di novità positive per i consumatori?

"Possiamo sottolineare che la direttiva cerca soprattutto di rendere più trasparente e responsabile il rapporto fra istituzioni finanziarie e consumatori. Il credito deve quindi essere vissuto come un’opportunità e non come un rischio. Deve essere utilizzato come parte della programmazione finanziaria della famiglia, in termini immediati (acquisti altrimenti impossibili) e di costi (uscite basate sulle entrate effettive e non ipotetiche o, peggio, azzardate). In questo senso, dal punto di vista di CRIF la nuova direttiva è certamente un avanzamento per il consumatore, ma anche – su alcune tematiche – una occasione persa. Nello specifico delle infrastrutture informative al servizio dei prestatori di credito e dei consumatori, infatti, la nuova direttiva è poco coraggiosa nel definire linee guida per la riduzione delle asimmetrie informative in ambito UE. Un esempio per tutti: non imporre ad alcuni Paesi di abbattere le barriere normative nazionali che impediscono la condivisione tra gli operatori delle informazioni sui comportamenti regolari di pagamento dei consumatori (su cui Italia e Regno Unito, in particolare, forniscono un benchmark oggettivo) rende meno agevole lo sviluppo di un mercato transfrontaliero del credito, perché impone al consumatore di conoscere le differenti regole di trattamento dei suoi dati creditizi applicate nei diversi Paesi".

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