CREDITO AL CONSUMO. In Italia cresce al ritmo del 18,5%

Cresce il credito al consumo in Italia. Il mercato italiano riduce la differenza con l’area dell’euro ma presenta ancora margini di crescita. E le famiglie che più ricorrono al credito al consumo sono quelle con reddito medio e più elevato. Sono alcuni dei dati illustrati oggi a Roma al convegno "Consumer Credit 2006. Lo sviluppo del credito alle famiglie e la ripresa dei consumi in Italia", organizzato da Abi e da Assofin.

Il credito al consumo in Italia cresce al ritmo del 18,5%. Da settembre 2004 allo stesso mese del 2005 le consistenze di questo tipo di finanziamento sono passate da 57,9 a 68,7 miliardi di euro. "I prestiti alle famiglie – ha detto il Direttore centrale dell’Associazione bancaria Domenico Santececca – sono diventati strategici perché spingono i consumi e aiutano, quindi, la ripresa dell’economia». Il mercato italiano di questo comparto dei finanziamenti "sta riducendo il gap con il resto d’Europa dove ci sono mercati più maturi". Le distanze sono però ancora ampie.

La quota dell’ammontare dei finanziamenti italiani rispetto all’Europa si colloca infatti su valori contenuti: a fine 2004 questo valore era al 6,8%, inferiore a quello della Gran Bretagna (30,1%), della Germania (26,4%) della Francia (14,9%). Esistono dunque ampi margini di miglioramento come indica anche il rapporto tra il credito al consumo e il Pil: in Italia è al 4,5% contro il 7,5% della Spagna, circa l’8% della Francia, l’11% della Germania e quasi il 16% del Regno Unito. E secondo il Direttore centrale dell’Abi "la cessione del quinto dello stipendio rappresenta una ulteriore opportunità di sviluppo, nel nostro Paese, per il credito al consumo che ora si sta aprendo anche ai lavoratori "atipici" e agli immigrati".

"Non siamo nella fase iniziale dello sviluppo di questo mercato, siamo in una fase di attività e dobbiamo capire se ci stiamo avvicinando alla maturità". Questo il commento di Umberto Filotto, Segretario Generale dell’Assofin, che ha illustrato il mercato italiano del credito al consumo. In Italia, il rapporto fra credito al consumo e PIL è pari al 4,5%, quello con il reddito disponibile al 6,5% e quello con i consumi al 7,5%. Il flussi di credito al consumo, a fine 2005, sono stati pari a 47 miliardi e mezzo di euro: fra questi, quasi la metà è composto dal credito per la mobilità, ovvero auto e moto, che crescono dell’11% a fronte di una crescita media di mercato del 15%. Le carte revolving si sviluppano a un tasso del 23% che indica, secondo Filotto, una crescita del mercato ma non un’esplosione. Fra i beni più acquistati, al primo posto spiccano le automobili seguite da elettrodomestici, mobili/arredamento e computer.

"Il credito al consumo – ha dichiarato il Segretario dell’Assofin – è essenziale per l’economia. Nel 2005 sono state finanziate 1.181.418 automobili nuove e oltre 540.000 usate, oltre 300.000 moto, 1.426.320 elettrodomestici e 698.000 pezzi di arredamento, 1.146.943 beni e servizi, oltre 68.420.000 sono state le transazioni effettuate con carte di credito e sono stati erogati 1.263.047 finanziamenti diretti". Secondo un’indagine, senza il ricorso al finanziamento nell’acquisto del bene il 64% degli intervistati avrebbe rinunciato o rimandato l’acquisto. Importante anche la campagna promozionale: la metà degli acquirenti non avrebbe fatto acquisti senza il "tasso zero". La distribuzione delle domande di finanziamento per classe di reddito ha messo in evidenza che, se nel 1998 circa il 63% dei richiedenti rientrava nella fascia di reddito inferiore ai 1500 euro mensili, nel 2003 tale percentuale è scesa al 50%. "Il credito al consumo – conclude Filotto – si sviluppa nelle classi di reddito medio ed è frutto anche del cambiamento di abitudini e comportamenti".

Enrico Granata, Direttore Centrale e Responsabile Area Normativa ABI, ha analizzato l’evoluzione della proposta di Direttiva sul credito al consumo, che risale al 2002. È invece dello scorso ottobre la pubblicazione del nuovo testo della proposta di Direttiva. Fra le novità ci sono l’esclusione del mutuo ipotecario, l’esclusione delle garanzie prestate dai consumatori, la riduzione del tetto oltre il quale la proposta di Direttiva non trova applicazione da 100.000 euro a 50.000 euro, la razionalizzazione delle previsioni in tema di obblighi di informativa, mentre il principio del prestito responsabile è stato ricondotto nell’alveo degli obblighi di informativa a carico del finanziatore.

Gli obiettivi della proposta di Direttiva sono " creare le condizioni per un vero mercato interno, assicurare un alto livello di protezione dei consumatori, sistematizzare la regolamentazione di settore. Prestito responsabile: secondo l’analisi di Granata, "implica il dovere di informazione pre-contrattuale e il dovere di verificare la capacità di credito del consumatore sulla base di informazioni "precise" fornite dal consumatore. L’accertamento del merito di credito, senza corrispondente responsabilità del consumatore, rende meno certa l’identificazione dell’esatto adempimento da parte del finanziatore e apre le porte a contestazioni da parte del consumatore". Obbligo di assistenza: il finanziatore deve spiegare "vantaggi e svantaggi" associati ai prodotti proposti e l’assistenza "richiede applicazione di parametri di carattere soggettivo che competono al solo consumatore". Diritto di recesso: "il termine di 14 giorni dalla conclusione del contratto di credito per il diritto di recesso può avere senso nella commercializzazione a distanza dei servizi finanziari, meno in quello del credito al consumo. Si tratta di un termine troppo lungo che è preferibile ridurre a 7 giorni".

Nel corso del convegno è stato osservato che sta cambiando l’approccio degli italiani al credito al consumo e, quindi, come variano anche le abitudini di spesa. Gli italiani ora puntano di più ai cosiddetti consumi di "cittadinanza": salute, casa, istruzione, qualità della vita. L’Europa orientale, infine, è la nuova frontiera di sviluppo per le banche italiane nel settore del credito al consumo.

 

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