CREDITO AL CONSUMO. Milano, parere della Camera di Commercio sulla nuova Direttiva

Per le famiglie italiane sempre più povere e indebitate, chiedere soldi in prestito può rivelarsi essere un mezzo assai rischioso per affrontare i ‘chiari di luna’ in questo periodo di crisi. E’ quanto è emerso dal convegno "Soldi in prestito, contratti fuorilegge", organizzato oggi dalla Camera di Commercio di Milano e di Monza e Brianza – moderato da Anna Bartolini, docente di Diritto dei consumatori allo IULM e membro della Commissione arbitrato bancario di Banca d’Italia – a cui hanno partecipato rappresentanti dell’Ordine degli avvocati di Milano, delle associazioni di categoria della mediazione creditizia e dei consumatori.

Il convegno – che si è tenuto all’indomani dell’approvazione delle novità contenute nello schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva sul credito al consumo (Dlgs Ce 48/08), approvato nel tardo pomeriggio di ieri in via preliminare dal governo – ha preso in esame le clausole vessatorie identificate nei contratti più diffusi dalle Camere di Commercio.

Nel parere delle Camere di Commercio che hanno esaminato i contratti di diversi fornitori, sono state rilevate infatti decine di clausole vessatorie che penalizzano i consumatori, come le penali eccessive previste in caso di mancato pagamento (300 euro su mille di prestito, pari al 33%). Per non parlare di quando anche i tentativi di mediazione falliscono, si finisce in Tribunale e si scopre che alcuni contratti prevedono spese a carico esclusivo del cliente, a prescindere da chi avrà ragione davanti al giudice. E comunque, in caso di reclami per i contratti bisogna affrettarsi, perché dopo due anni non si può più esercitare questo diritto.

Uno dei punti affrontati nel convegno odierno è stato la risoluzione delle controversie e sul come farlo. Qualcuno prevede infatti sedi diverse da quella eletta dal consumatore, che invece è sempre quella da utilizzare. Questo è infatti il parere degli esperti della Commissione di tecnici istituita dalla Camera di Commercio, che insieme alle associazioni di categoria e ai rappresentanti dei consumatori devono valutare l’eventuale presenza di clausole vessatorie nei contratti tra professionisti e consumatori in settori di primaria importanza per l’economia milanese.

Con la norma attualmente in vigore, risulta poi difficile abbandonare il contratto: la tacita proroga per il rinnovo non va bene, su alcuni contratti sono indicati due mesi prima della scadenza per la disdetta oppure c’è l’obbligo di tornare a pagare la commissione annuale. Ci sono clausole che prevedono la possibilità per il fornitore di annullare servizi, cambiarli, togliere la carta di credito, tutto senza necessità di giustificazione o preavviso, contratti che vincolano oltre a chi firma anche il convivente o terzi garanti, che non conoscono il contratto e quindi per questo non viene ritenuto vessatorio se indicato in modo chiaro. Per non parlare delle cosiddette ‘categorie deboli’, come i cittadini stranieri, gli anziani o i precari, sempre più in difficoltà con la crisi e con evidenti problemi a rivolgersi al mercato del credito: al momento di chiedere soldi in prestito, devono infatti faticosamente destreggiarsi tra decine di clausole vessatorie.

L’indebitamento delle famiglie italiane ha visto aumentare infatti nel 2008 gli oneri per il pagamento degli interessi e la restituzione del capitale. Il servizio del debito ha raggiunto il 10% del reddito disponibile (era al 9% nel 2007), rendendo più problematiche le condizioni finanziare delle famiglie, che hanno incontrato maggiori difficoltà nel rimborso dei debiti (fonte: Banca d’Italia 2009). E il 58% si stima più povero (per quasi una persona su 10, il reddito è diminuito dal 30 al 50%, per circa una su venti di oltre il 50%) mentre solo il 9% si considera più ricco di un anno fa (da un’indagine Camera di Commercio di Milano realizzata a gennaio 2010 su circa 900 persone).

Una tutela per i consumatori, invece, è data dall’azione inibitoria promossa dalle associazioni di tutela e dalle Camere di Commercio, per permettere al giudice di dichiarare la nullità delle clausole anche per il futuro, impedendo quindi che siano riproposte anche nei successivi contratti.

"La Camera di Commercio promuove un mercato trasparente per consumatori e imprese – ha dichiarato Lucia Moreschi, consigliere della Camera di Commercio di Milano e responsabile di MDC Lombardia -.Per svolgere al meglio questa funzione siamo attivi con strumenti di regolazione del mercato come i contratti tipo, i pareri sulle clausole vessatorie e inique, i codici di autodisciplina, gli usi, la conciliazione, importanti strumenti di tutela per prevenire ed evitare liti e a favore dei consumatori".

"Una crescita economica sana ed equa – ha aggiunto Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza – si fonda su regole chiare, trasparenti e condivise. E’ necessario impiegare il maggior numero di strumenti di regolazione affinché imprese e consumatori possano operare nella completa trasparenza e con regole certe".

Per i consumatori, con lo schema di attuazione della direttiva approvato ieri in via preliminare dal governo, ci saranno comunque numerose novità, soprattutto in relazione alla trasparenza delle condizioni contrattuali e alla correttezza degli intermediari, nonché degli agenti e dei mediatori finanziari. Ma anche in materia di Codice del Consumo in relazione alla tutela dei contratti di credito, che dovrebbero evidenziarsi nella possibilità di esercitare il diritto di ripensamento per i contratti sottoscritti in negozi e grandi magazzini o recedere anche dal contratto di finanziamento.

Help Consumatori ha chiesto un commento ‘a caldo’ sulla direttiva appena approvata ad Anna Bartolini, storica esperta di problematiche consumeristiche.

"Una delle norme più innovative, è il prestito personale, fonte di grandi attriti tra consumatori e intermediari – ha spiegato Bartolini – Il finanziatore deve fornire la massima assistenza al potenziale debitore prima della sottoscrizione del contratto. Inoltre, deve valutare la capacità di reddito del debitore sia attraverso informazioni dirette sia attingendo alle banche dati. Questa è una norma potrà consentire il contrasto a un indebitamento superiore alle reali possibilità di rimborso del debitore".

E come viene valutata l’introduzione del diritto di recesso senza motivazione dal contratto entro 14 giorni di calendario?

"E’ importante rilevare che il debitore dovrà rimborsare esclusivamente il capitale e gli interessi intercorsi dal momento della sottoscrizione al rimborso – ha aggiunto Bartolini che ha commentato anche l’introduzione di nuove regole in termini di informazioni di base – . C’è più trasparenza sul TAEG, il costo totale del credito al consumatore, che dovrà contenere i costi effettivamente pagati, comprensivi di tasso di interesse, commissioni, spese assicurative obbligatorie e importo totale del credito, durata e prezzo in contanti", ha concluso Bartolini.

di Flora Cappelluti

La riproduzione di questo contenuto è autorizzata esclusivamente includendo il link di riferimento alla fonte Help Consumatori.

 

 

 

Comments are closed.