CRISI. Rischio tracollo, spread ai massimi: scende dopo voci su dimissioni di Berlusconi

Sono ore particolarmente delicate per il futuro dell’Italia: dopo che il differenziale tra i Bund tedeschi e i Btp italiani ha toccato la quota record dei 491 punti base, nella giornata di oggi si fanno più insistenti le voci sulla dimissione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Queste voci hanno provocato un improvviso rialzo della borsa ed un abbassamento del differenziale tra Btp e Bund a 472 punti.

L’Aduc spiega quali sono le conseguenze sui cittadini italiani di un differenziale così alto: "la collocazione dei prossimi Btp avverrà con un tasso di interesse maggiore, con ulteriore indebitamento dello Stato che dovrà reperire risorse finanziarie per pagare i maggiori interessi, aumentando le tasse e/o diminuendo i servizi". "Un altro effetto è quello dell’aumento dei costi per chi chiede un finanziamento alle banche, singolo cittadino o impresa, per l’effetto dell’adeguamento dei prezzi".

L’Aduc ricorda che il Governo dovrebbe governare e, se non è in grado di trovare soluzioni, dovrebbe andare a casa. L’Aduc si oppone ad un governo "tecnico", poiché esso vorrebbe dire che "nessuno vuole prendere provvedimenti impopolari, per cui si demanda a qualcuno esterno alla politica di tirare le castagne fuori dal fuoco". "I governi di transizione e di unità nazionale sono una versione edulcorata di quello tecnico: così siamo tutti responsabili, cioè nessuno è responsabile".

Altroconsumo fornisce qualche consiglio su come comportarsi con gli investimenti:

  • per le azioni, il consiglio è di non farsi prendere dal panico: uscire ora dal mercato potrebbe significare vendere nel momento peggiore, concretizzando forti perdite per ora solo "su carta". Anzi, può essere il momento giusto per approfittare per alcuni acquisti. Inutile negare, però, che il rischio è aumentato. Per ridurre, almeno in parte, il rischio, per i nuovi investimenti si può puntare su mercati diversi dall’eurozona;
  • per le obbligazioni, il discorso è analogo: il rischio è aumentato, in particolare per i titoli di Stato dei Paesi più "deboli" (tra cui l’Italia). Chi vuole dormire sonni (relativamente) più tranquilli può puntare su altri titoli, non solo il bund tedesco ma anche le obbligazioni finlandesi e danesi. La sicurezza, però, ha un costo: in questo caso, è rappresentato dal rendimento molto più basso;
  • anche "parcheggiare" i propri soldi in conti deposito, in attesa che passi la bufera, può essere una buona strategia visti i rendimenti elevati che questi offrono. Attenzione, però, a quale banca si sceglie: le banche francesi, ad esempio, sono tra le più esposte al debito greco e un crollo di Atene potrebbe affossare anche i loro conti, mettendo a rischio i nostri depositi.

Cosa succede, invece, a mutui e prestiti? Ai mutui già erogati niente di preoccupante. Il tasso d’interesse di quelli a tasso fisso non può essere modificato: la banca può modificare unilateralmente le condizioni di contratto solo per la parte che non riguarda il tasso d’interesse. Per il tasso variabile in realtà il mutuatario potrebbe anche avere beneficiato in questi mesi di riduzioni nelle rate periodiche; il tasso euribor infatti che è il parametro di riferimento della maggior parte dei finanziamenti indicizzati quota 1 mese/360 intorno a 1,35 punti , 3 mesi 1,50 e 6 mesi 1,70. Si tratta di tassi assolutamente normali visto l’attuale tasso di riferimento della Banca centrale europea che quotava 1,5% e da oggi è sceso all’1,25%.

Il vero problema sono le nuove erogazioni. Si è registrato da inizio ottobre una crescita degli spread applicati dalle banche ai mutui: Ing direct che normalmente aveva spread intorno all’1,20%-1,90% attualmente ha degli spread intorno al 3%, Unicredit arriva a chiedere il 4,70%. Molte banche si sono viste costrette a ridurre le durate disponibili per i mutui a tasso fisso; anche le più grosse non superano i 15 anni proprio per la difficoltà di trovare prestiti sull’interbancario di durata superiore ai 15 anni. Questo accorciamento delle durate rende impossibile per molti scegliere un mutuo a tasso fisso perché la rata periodica non è sostenibile rispetto al loro reddito mensile. Allungare la durata del mutuo ridurrebbe la rata periodica ma questo non è oggi possibile in molti istituti di credito.
Anche il recente taglio da parte della BCE dei tassi dall’1,5% all’1,25% è un ulteriore segnale di mancanza di liquidità nel sistema: i tassi di mercato si riducono ma il grosso problema rimane l’accesso al credito.

 

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