CSR. RespEt rileva: “Imprese romane indifferenti ai comportamenti etici” (2)

Le realtà impreditoriali di Roma sono attente o indifferenti ai comportamenti etici e responsabili? A questo e ad altri quesiti ha cercato di rispondere lo studio elaborato da RespEt e presentato oggi alla stampa nell’ambito della conferenza "Imprese e sviluppo locale". Il rapporto "Responsabilità sociale d’impresa nel territorio romano", che ha coinvolto circa 200 imprese operanti nella Capitale, dimostra ancora una scarsa o insufficiente conoscenza dell’argomento. La ricerca, frutto del lavoro di sei mesi, è stata sviluppata su un questionario e su tre focus group con associazioni di categoria, imprese del Tavolo Altra Economia ed altre associazioni (tra cui MDC e Legambiente).

La relazione, illustrata da Umberto Musumeci (Nuovi Equilibri Consulting), è il primo passo di un progetto più ampio di indagine triennale che proseguirà fino al 2008. Questi i principali dati emersi dal rapporto:
Grado di conoscenza. Quasi la metà degli intervistati (il 47%) dichiara di non avere mai sentito parlare dirsi di RSI, mentre più del 34% sostiene di non saperne abbastanza. Le aziende più grandi appaiono però più informate (88%), mentre tra le realtà con meno di 5 dipendenti il 61% non ne ha alcuna conoscenza. Fra coloro che si ritengono informati sono diffuse idee poco chiare, che mescolano normali requisiti di legge a comportamenti virtuosi autentici (tutela ambiente 44%; serietà e correttezza 58%).
L’impegno sociale delle aziende. Per il 41% delle imprese vi è solo un generico impegno sociale, mentre per il 40% La RSI dipende dal tipo e dalle dimensioni dell’azienda; solo il 10% dichiara di perseguire esclusivamente l’utile economico.
I rapporti col territorio. Il 90% si serve di fornitori locali o nazionali ed il 66% utilizza personale romano. Nessuno degli intervistati afferma però di richiedere garanzie ai fornitori sui prodotti/servizi acquistati. Inoltre solo il 2% di essi richiede la certificazione SA8000 mentre nessuno esige il Codice Etico.
Rapporto con l’Altra Economia. L’88% degli imprenditori ignora l’esistenza del circuito ed il 95% non ha rapporti con esso.
Aspettative delle imprese. Dalla RSI gli imprenditori si attendono risultati concreti, tra cui il miglioramento dell’immagine (65%) ed il mantenimento o acquisizione di nuovi clienti (38%). Solo il 21% si aspetta di favorire i rapporti col personale, il 22,8% di risolvere di problemi socio/ambientali ed il 21% di ottenere agevolazioni pubbliche.
Scenario dei prossimi anni. Le difficoltà primarie sono individuate nel costo dell’energia e nella corsa al ribasso del costo del prodotto finito/dei servizi; fattori che richiedono necessariamente investimenti sull’innovazione (36% delle imprese).
RSI: un lusso per pochi. La mancanza di diffusione di RSI è attribuita dal 29% delle imprese alla scarsa assistenza di Istituzioni e associazioni di categoria; il 24% fa riferimento all’assenza di ritorno economico, il 22% al disinteresse dei consumatori ed il 19% alle limitate dimensioni dell’azienda. Per promuovere la responsabilità sociale fra le piccole e medie imprese sembrerebbe dunque utile ottenere degli incentivi economici e fiscali e diffondere il tema fra i cittadini.

Per Nino Paparella, Presidente di Icea, Istituto per la certificazione etica e ambientale, è necessario un approccio partecipativo per coinvolgere in ogni fase il tessuto imprenditoriale. "L’incontro fra Istituzioni Pubbliche, profit ed Altra Economia – ha concluso Paolo Carrazza, assessore alle politiche per le Periferie del Comune di Roma – è fondamentale per convincere sempre più imprese ad adottare comportamenti socialmente responsabili anche in un’ottica di sviluppo locale, per la lotta all’emarginazione, la salvaguardia dell’ambiente e lo sviluppo delle aree svantaggiate".

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