Calabrò: TLC, risparmi per due miliardi di euro

Grazie ai tagli dei prezzi dei servizi di telecomunicazione, quest’anno i consumatori risparmieranno due miliardi di euro. Telecom Italia resta dominante in tutti i mercati di rete fissa e "la separazione della rete è nell’interesse di tutti gli operatori e della stessa Telecom". Nei mercati televisivi proseguono gli squilibri negli assetti pluralistici e "alla pervasività della televisione non corrisponde la sua qualità". Nella banda larga l’Italia è indietro mentre la broadband è una delle priorità dell’azione strategica dell’Autorità. È quanto ha affermato il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò nella sua Relazione annuale. L’agenda per il futuro? "Porteremo a compimento la separazione funzionale della rete di accesso di Telecom Italia – ha detto l’Autorità – Più in generale, andremo avanti nella regolamentazione della garanzia dell’ accesso, declinato a tutto tondo in quattro categorie: accesso alle reti fisse e mobili – vecchie e nuove -; accesso alle reti trasmissive degli operatori di broadcasting; accesso dei cittadini ad un’informazione pluralista; accesso dei consumatori ai servizi e prodotti di comunicazione. È l’accesso l’ago magnetico della nostra bussola".

TELECOMUNICAZIONI. "E’ stata istituita un’apposita Direzione a tutela dei consumatori ed è stato potenziato il Servizio ispettivo – ha detto Calabrò – Nell’ultimo anno abbiamo analizzato circa 5.000 segnalazioni di consumatori, con oltre 1.100 segnalazioni verificate direttamente sul campo, e abbiamo sanzionato gli operatori per diversi milioni di euro, per infrazioni nei confronti degli utenti". Alla fine del 2006 i prezzi dei servizi di telecomunicazione, ha detto l’Autorità, sono scesi del 18% mentre nel primo semestre del 2007 le tariffe, anche a seguito di interventi legislativi, sono diminuite di circa l’8% "con un risparmio su base annua stimabile in un ammontare prossimo ai due miliardi di euro". In tema di portabilità del numero, "l’Italia ha fatto notevoli passi avanti": "Nel mobile, in particolare, questo strumento regolamentare ha dato la possibilità a 12 milioni di clienti di cambiare gestore, mantenendo invariato il proprio numero personale – ha detto l’Autorità – Questo dato assoluto ci pone in prima linea in Europa. Ma vogliamo ridurre ulteriormente e fattivamente i tempi d’attesa. Abbiamo segnalato al Governo che l’abolizione della tassa di concessione sulla telefonia mobile può contribuire ad una maggiore concorrenza ed innovazione sul fronte delle tariffe mobili". Nella telefonia fissa, "il primo ciclo delle analisi di mercato ha identificato Telecom Italia ancora come operatore dominante", rileva Calabrò, sia nella fornitura dei servizi all’ingrosso che nell’offerta di servizi al dettaglio. La soluzione indicata è la "separazione funzionale della rete di accesso": "Non si è ancora perfezionato il nuovo assetto proprietario di Telecom; e questo allunga i tempi di interlocuzione. Ma la separazione della rete è nell’interesse di tutti gli operatori e della stessa Telecom. Quel che importa di più, è nell’interesse generale. La separazione funzionale, in un mercato come il nostro, caratterizzato da un deficit competitivo di natura strutturale, è il rimedio più efficace per risolvere i problemi concorrenziali, di accesso al mercato, di trasparenza, di abbattimento del contenzioso, e – al tempo stesso – di sviluppo del settore, anche in vista della realizzazione delle reti di nuova generazione".

TELEVISIONE. Nel settore audiovisivo l’incertezza del passaggio al digitale prolunga lo stato di squilibrio negli assetti pluralistici del sistema televisivo. Nei mercati televisivi c’è infatti ancora una "concentrazione elevata". Nei mercati televisivi c’è infatti una "concentrazione elevata": "Nel 2006, nella raccolta pubblicitaria televisiva la quota dei primi due gruppi, Mediaset (55%) e RAI (29%), è stata ancora pari all’84% – commenta l’Autorità – Il peso della pubblicità televisiva rispetto al totale della torta pubblicitaria in Italia è tuttora preponderante: corrisponde al 53%, mentre la carta stampata assorbe il 32%. Sebbene nei primi cinque mesi di quest’anno si sia registrato un lieve calo per le TV (-2,7%) e un certo incremento per la stampa quotidiana (+3,6%), il rapporto tra stampa e televisione, nel nostro Paese, rimane squilibrato rispetto agli altri Paesi europei. Nella vendita dei contenuti a pagamento, SKY detiene il 91%, raggiungendo e superando gli introiti del canone RAI (circa 2 miliardi di euro contro i circa 1,5 miliardi del canone pubblico). Complessivamente la quota della presenza di RAI e Mediaset nel settore televisivo è stata pari, nel 2006, rispettivamente al 34% e al 29%, mentre SKY è arrivata a pesare per il 28% dei ricavi totali del settore". La televisione è ancora il principale mezzo di comunicazione ed è guardata dall’85% della popolazione italiana con un consumo medio di circa quattro ore al giorno. Per quanto riguarda la Rai, secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni "è auspicabile che l’iniziativa legislativa di riforma del servizio pubblico che il Parlamento si accinge a discutere chiarisca finalmente l’indipendenza della Rai dalla politica" e individui un modello di governance che "realizzi una netta separazione tra le attività di servizio pubblico e le attività commerciali, secondo gli indirizzi comunitari". In tema di frequenze televisive, è previsto per il 2 agosto l’esame del nuovo piano di assegnazione delle frequenze digitali: "Il 2 agosto l’Autorità esaminerà uno schema di revisione del piano digitale che, mediante la realizzazione di reti isofrequenziali, consenta un migliore utilizzo dello spettro radioelettrico e ponga rimedio all’attuale situazione di concentrazione, ridondanza e spreco di capacità trasmissive". L’Autorità è intervenuta sull’Auditel avviando un processo di riforma ma, commenta Calabrò, "alla pervasività della televisione non corrisponde la sua qualità, ch’è andata sempre più scadendo, per il presupposto – falso se guardiamo al di là dell’effimero – che quanto più si abbassa il livello di una trasmissione tanto più sia allarga il target dei telespettatori: ed è all’audience, e all’audience soltanto che guardano i pubblicitari". Nel passaggio alle tecnologie digitali emerge inoltre, come questione centrale, l’accesso ai contenuti: "Occorre avviare una seria riflessione sul fatto che una parte dei contenuti resti liberamente accessibile a tutti".

BANDA LARGA. "La situazione del mercato italiano della larga banda non appare soddisfacente: la copertura, la diffusione, il livello concorrenziale delle offerte segnano il passo rispetto ai Paesi più virtuosi d’Europa". L’Italia, con il 14,5% di diffusione, è molto indietro rispetto ai paesi del G7, all’Europa a 15 e anche all’Europa a 27. "Lo sviluppo della larga banda in Italia è avvenuto finora quasi interamente (97%) mediante la tecnologia ADSL, che amplifica le potenzialità della rete in rame – spiega l’Autorità – Senonchè questa ormai mostra la corda. Essere in rete significa azzerare le distanze geografiche, ma senza la larga banda ad alta velocità (la cd. larghissima banda, da 20 Megabit in su) si finirà in un collo di bottiglia: come instradare le auto di oggi, da 200 all’ora, su una mulattiera. Qui l’anomalia italiana rischia di diventare un handicap tale da stroncare lo sviluppo". E sul WiMax commenta: "La tecnologia più pervasiva per la connessione in banda larga è la tecnologia wireless (le "Broadband Wireless Access"), ed in particolare il WiMax. Al riguardo l’Autorità ha compiuto la sua parte, prima sollecitando il Governo alla liberazione delle frequenze, poi approvando il regolamento per l’assegnazione delle stesse, attraverso procedure pubbliche trasparenti. Ma servono più risorse radio. Le frequenze riservate all’utilizzazione dello Stato sono troppe e sottraggono risorse vitali all’economia". E la considerazione: l’Autorità "individua nel broadband una delle priorità della propria azione strategica".

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