Caso AntonVeneta. Dalla contabilità creativa alla contabilità simulata di Paolo Sassetti

C’era una volta la contabilità, poi venne il tempo della contabilità creativa ed oggi siamo, a pieno titolo, nell’era della contabilità simulata. Questa sembra essere solo una delle amare conclusioni che può trarsi dalle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura della Repubblica di Milano attorno al caso Banca Popolare Italiana – AntonVeneta.

La contabilità creativa in passato ha attirato i miei interessi per ragioni professionali. Ma la mia percezione delle implicazioni del fenomeno ebbe una svolta radicale con la lettura d’un libro che giudico fondamentale per ogni analista finanziario. Infatti, sul tema della contabilità creativa un analista finanziario dell’UBS, Terry Smith, scrisse negli anni ’90 Accounting for Growth, un libro che consiglio vivamente a tutti quelli che s’interessano d’analisi di bilancio. Il libro fu anche tradotto in italiano dall’editore Il Sole 24 Ore con il titolo Contabilità per la crescita, prefazione di Marco Vitale. La sua pubblicazione costò il posto di lavoro al suo autore perché aveva descritto numerose pratiche di contabilità creativa che riguardavano proprio clienti britannici dell’UBS. I quali si erano ovviamente risentiti ed avevano ottenuto la testa di Smith.

Un caso analogo potrebbe essersi verificato in Italia. Un analista inglese, Andrew Sentance, che lavorava presso un gruppo bancario italiano, è stato licenziato alcuni mesi or sono dopo aver scritto un report critico sulla Banca Popolare di Lodi e sulla sua inidoneità a lanciare un’opa tanto onerosa sulla Banca Antonveneta. Ovviamente, il gruppo bancario nega la relazione di causa-effetto tra i due eventi (pubblicazione dello studio e licenziamento) ed io voglio solo rimandare il lettore ad un po’ d’informativa in modo che possa farsi un’idea autonoma della vicenda:

– lo studio incriminato di Andrew Sentance è disponibile sul sito della Borsa Italiana e dalla sua lettura traspare abbastanza chiaramente come tutte le informazioni utilizzate fossero di pubblico dominiohttp://www.borsaitalia.it/media/star/db/pdf/27601.pdf

– un acuto commento dell’analista finanziario Giuseppe Montesi sulla vicenda
http://www.corrieredeititoli.com/index.php?page=voce_antonveneta

Ma perché ora parlo di "contabilità simulata"? Per chiarire le ragioni della definizione d’una nuova categoria (o "mutazione"?) della contabilità tout court, rimando ad alcuni dubbi sollevati nel mio ultimo intervento sul caso ex Lodi-Antonveneta pubblicato su SoldiOnLine del 19 Luglio 2005:

"Quando Panerai è più convincente di Fazio"
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/22F31B62DC250ED0C1257042002E404E/

In quest’articolo mettevo in dubbio che le cessioni di quote di minoranza di partecipazioni della Banca Popolare Italiana, realizzate in fretta e furia per rientrare nei ratio di solidità patrimoniale", fossero state reali ed effettive:

"Ora, nessuno può affermare con certezza che quelle cessioni siano in realtà dei portage ma, se fosse per davvero confermata l’assenza di quelle clausole tipiche del private equity in quelle 37 cessioni, allora presso le due banche tedesche e l’incubatore bresciano [E-Archimede] dovrebbero essere in preparazione lettere di licenziamento per quei dirigenti che hanno acquistato quelle partecipazioni così a cuor leggero. Terzium non datur. "

E concludevo:

"Ma la notizia di tali lettere di licenziamento non si è ancora diffusa, cosicché confesso che la luce verde concessa da Bankitalia alla contro-opa di BPI su Antonveneta mi lascia sconcertato come Alice nel Paese delle Meraviglie. Bankitalia si è veramente bevuta tutta questa storia, nonostante la "approfondita istruttoria?"

Ed ecco che Gabriele Capolino su Milano Finanza del 30 Luglio 2005 pubblica un servizio ("Le avventure della banda dei furbetti") nel quale si riportano ampi stralci di telefonate di Fiorani in giro per l’Italia allo scopo di mettere a punto i dettagli della ricapitalizzazione della sua banca. Una di queste telefonate è indirizzata a Giovanni Consorte, Amministratore Delegato dell’assicurazione Unipol, per chiedergli di intercedere presso i suoi rappresentanti nel consiglio d’amministrazione di E-Archimede. Questo è uno stralcio di quella telefonata:

"Loro deliberano temporaneamente, con la T maiuscola, dell’acquisto di nostre partecipazioni (…) allo scopo di fare un’operazione diciamo così di …"
"Ho già capito" rispondeva pronto Consorte"

"Hai già capito, tutto lì" ribatteva Fiorani, aggiungendo che l’operazione avrebbe reso 2,5 milioni di fee con cui il fondo avrebbe ripianato le perdite. "Chi paga il conto?", si chiede Capolino I soci dell’ex Lodi, ovviamente.

Nello stesso numero di Milano Finanza, Paolo Panerai adombra l’ipotesi – peraltro non dimostrata – che l’Opa lanciata dalla ex Lodi sull’Antoveneta sia, in sostanza, un’operazione ideata addirittura per salvare la banca lodigiana. Questa ipotesi farebbe pensare che la banca lodigiana in passato abbia adottato una contabilità così creativa da condurla a difficoltà mascherabili solamente con una grossa acquisizione.

Ma, ripeto, quest’ipotesi, per quanto suggestiva, non è ancora dimostrata.

È, viceversa, lapalissiano che, se anche non ci fu "contabilità creativa", di certo vi fu "contabilità simulata". Quelle cessioni di partecipazioni, "temporanee con T maiuscola", non erano state presentate così (cioè "temporanee") al mercato degli investitori. Quanto meno al mercato finanziario è stata propinata una visione edulcorata della realtà patrimoniale della banca. Cosa che Giuseppe Montesi aveva ampiamente evidenziato nel suo scritto.

Qui, dunque, non siamo più nel campo della "contabilità creativa", dove gli accadimenti economici avvengono per davvero ma poi sono semplicemente trattati in maniera "elastica" nei bilanci societari. Qui entriamo in un campo totalmente vergine e nuovo, siamo più propriamente nel campo della "contabilità simulata" dove gli acquirenti di quote di minoranza hanno, con tutta evidenza, delle opzioni put che non vengono dichiarate al mercato. Perché tali opzioni renderanno ampie fee…

Possibile che il dubbio della simulazione fosse venuto ad un semplice analista finanziario come Paolo Sassetti e non al Governatore Fazio? Questo è un altro aspetto di questa vicenda che lascia sconcertati: in certi personaggi della nostra finanza e delle nostre Istituzioni la convinzione d’impunità è tale che li conduce a presentare arrogantemente tesi palesemente irrazionali ed incongrue.

E, quando qualcuno grida "Il re è nudo", perde il posto di lavoro.

Ed ora, alcuni insegnamenti:

1) Andrew Sentance aveva visto giusto. Senza entrare nel merito del suo contenzioso con il gruppo bancario piemontese da cui è stato licenziato, egli aveva visto più lontano di altri analisti finanziari. Gli analisti finanziari devono poter scrivere le loro opinioni in piena libertà e la legge deve difenderli, così come il Sarbanes-Oxley Act statunitense prevede che nessuno possa esercitare pressioni sugli analisti finanziari per indurli a scrivere giudizi pilotati. Di là dei torti e delle ragioni delle parti in giudizio (l’analista ed il gruppo bancario), la vicenda di Andrew Sentance è una sconfitta per tutto il sistema finanziario italiano perché una voce indipendente in meno riduce il pluralismo informativo, valore che dovremmo difendere strenuamente;

2) la diffusione di intercettazioni telefoniche non è cosa commendevole, siamo d’accordo, ma la loro pubblicazione da parte della stampa ha reso comunque un grande servizio di verità e trasparenza al Paese. La stampa libera rende un servizio d’utilità inestimabile alla formazione d’una coscienza civile.

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