Chi pagherà i danni dell’Ogm clandestino?

"Ormai è una certezza: il riso geneticamente modificato della Bayer (LLRICE 601) ha invaso i mercati europei, senza aver ottenuto l’approvazione nemmeno nel Paese più aperto ai prodotti transgenici: gli Stati Uniti. Ha passato le frontiere senza presentare una regolare certificazione, ma come "clandestino", nascosto all’interno dei sacchi del riso lungo convenzionale.

Il riso geneticamente modificato per resistere agli erbicidi doveva essere presente solo nei campi in cui è stato sperimentato fino al 2001, ma si è rifiutato di coesistere con il riso convenzionale ed ha invaso i campi vicini… e lo ha fatto senza avvertire le autorità competenti! Non ci sono dati, quindi, che ci permettono di sapere da quanto tempo è presente sulle nostre tavole, né quelli ci chiariscono l’entità della contaminazione.

L’unica cosa di cui possiamo esser certi al momento è che a pagare per una tecnologia che porta vantaggi solo alle multinazionali dell’agrochimica saranno ancora una volta, e come sempre, i cittadini. La contaminazione dell’ambiente e del cibo, la successiva decontaminazione, i controlli e i test saranno plausibilmente tutti a carico di chi si oppone all’introduzione di una tecnologia pericolosa e pervasiva. Per ora la Bayer ha fatto sapere che darà un sostegno tecnico-scientifico "dove sarà necessario". Un po’ poco per un’azienda che fattura miliardi di dollari l’anno vendendo pacchetti di sementi geneticamente modificate e input chimici.

Insomma, l’ennesima conferma che per fronteggiare il problema Ogm l’unica strada da percorrere, come richiediamo instancabilmente da anni, è l’applicazione del principio di precauzione. Ci aspettiamo, quindi, anche alla luce di questo ultimo episodio, che le azioni che nei prossimi mesi attendono la Commissione Europea, l’Autorità per la Sicurezza Alimentare e le istituzioni nazionali, siano guidate effettivamente dalla volontà di tutelare i cittadini e l’ambiente. Nessuna coesistenza, quindi per una tecnologica pericolosa e invasiva come quella biotecnologica e maggiore sostegno ad una ricerca agricola pubblica e indipendente".

Dichiarazione di Simona Capogna, Consiglio Nazionale "Verdi Ambiente e Società"

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