Cibo radioattivo dal Giappone sulle nostre tavole?

BRUXELLES – Di fronte all’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che ha definito ”grave” la contaminazione radioattiva di cibo in Giappone, l’Unione europea cerca di gettare acqua sul fuoco. Secondo Bruxelles, il rischio per i consumatori europei resta "basso". "Basso" non vuol dire però impossibile", soprattutto dopo che un portavoce dell’Oms, Peter Cordingley, ha definito la situazione "grave”. ”È molto più serio di quanto tutti avevano pensato. Ora è lecito supporre che prodotti contaminati siano usciti dalla zona contaminata”.

Commissione europea è tranquilla – La direzione generale protezione consumatori della Commissione europea si dice tranquilla. Il Giappone è autorizzato a esportare in Europa solo alcune tipologie di prodotti ittici. Secondo Bruxelles, non c’è nessun allevamento o nave-freezer operante nel distretto di Fukushima autorizzato a esportare in Europa. Invece nel vicino distretto di Miyagi ci sono solo poche strutture attive che esportano nel vecchio continente. Qualche preoccupazione potrebbe arrivare dai prodotti agroalimentari, ma anche in questo caso la Commissione è ottimista, viste anche le piccole quantità d’import: circa 9mila tonnellate in tutto il 2010, per un totale di 64,8 milioni di euro. In testa la Germania (17 milioni), seguita da Olanda (10,9), Regno Unito (7.9), Belgio (6.5) e Francia (5.3). Il grosso della produzione finisce negli altri Paesi del sud est asiatico.

Controlli precauzionali – Ad ogni modo la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di accertare il livello di radiazioni su ogni tipo d’importazione alimentare, vegetale o animale, arrivata dal Giappone a partire dal 15 marzo scorso. Questi dati verranno registrati dal Rapid Alert System for Food and Feed (RASFF) istituito proprio per fornire alle autorità nazionali di controllo alimentare un utile strumento di scambio informazioni a livello internazionale. L’obiettivo è quello di prendere le contromisure più appropriate in caso di rischio per i consumatori. Proprio attraverso questo sistema e all’European Community Urgent Radiological Information Exchange (ECURIE), la Commissione europea è in grado di informare tempestivamente gli Stati membri su di un potenziale rischio.

In Italia – Intanto in Italia il ministero della Salute ha stabilito che i prodotti che arrivano dal Giappone dopo l’11 marzo possono entrare solo dopo controlli preventivi. Una risposta a quanti, come l’Adoc, avevano richiesto "maggiori informazioni sugli alimenti importati dall’Asia e sospensione temporanea delle importazioni giapponesi". Ma secondo l’Oms, a correre i rischi maggiori restano gli abitanti dei Paesi limitrofi nel Sud est asiatico, come la Cina. E intanto le associazioni dei consumatori internazionali chiedono una mappatura globale degli import ed export dal Sud Est asiatico.

Sud est Asiatico – Cina e Corea del Sud hanno ufficializzato maggiori controlli sui prodotti alimentari che arrivano dal Giappone. "Il disastro nucleare giapponese ha fatto suonare l’allarme in tutto il mondo", ha detto il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi lunedì scorso (21-03-11). Peter Ben Embarek, dell’Oms di Pechino, ha cercato di calmare quanti temevano un’invasone di cibo radioattivo nei mercati cinesi. Sempre lunedì, l’Autorità dell’Energia atomica di Taiwan ha accertato un potenzialmente pericoloso livello di radiazioni in un cargo di fagioli arrivato dal sud del Giappone. Il contenuto del cargo verrà presto distrutto. Ad Hong Kong alcune importanti catene di alberghi di lusso, come la Shangri-La e la Four Seasons, hanno sospeso ogni importazione dal Paese.

Alessio Pisanò

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