Cittadinanzattiva: giustizia bocciata

I cittadini vedono la giustizia privi di fiducia, fra tempi lunghi e prescrizioni, rinvii senza giusta ragione, consulenti inaffidabili, cause che si protraggono nel tempo con attese anche di trent’anni per avere una sentenza definitiva, legali che non spiegano le ragioni delle proprie scelte e non li informano delle possibilità alternative offerte dalla conciliazione e tantomeno della possibilità del ricorso al patrocinio gratuito. E così il sistema giustizia, visto dalla parte dei cittadini, assume un’agenda – ed esigenze – completamente diverse da quelle che emergono dal dibattito politico e dai mass media. La fotografia, impietosa, restituisce un sistema giudiziario "con le ossa rotte". È quanto emerge dal Primo Rapporto Pit Giustizia, realizzato da Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva e presentato questa mattina a Roma. "Il rapporto – ha detto il segretario generale di Cittadinanzattiva Teresa Petrangolini – rappresenta il punto di vista del cittadino sul funzionamento del sistema giustizia".

I cittadini sono alla ricerca di consulenza e di informazione sulle procedure da seguire. Hanno perso la fiducia verso la politica e le istituzioni. E spesso vedono i loro diritti negati dalla prescrizione. "Crediamo anzitutto necessario intervenire per garantire l’accesso al patrocinio a spese dello Stato, anche vincolandolo anche ai parametri economici dell’Isee – afferma Mimma Modica Alberti, coordinatore nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva – È necessario anche intervenire sui CTU, imponendo tempi di consegna che non vadano oltre i 40 giorni. Per quanto riguarda invece la giustizia penale, crediamo fondamentale intervenire per garantire la sospensione del corso della prescrizione del processo al pari di quanto già previsto per il civile".

Ma qual è il ritratto della giustizia che emerge dai cittadini che si sono rivolti al Pit Giustizia? Intanto le cause: il 60% delle persone ha in corso processi civili, nel 20% dei casi penali e solo nel 5% amministrativi. I settori di riferimento riguardano in maggioranza la salute – 35,7%, con un forte gap territoriale: è al Sud, con il 41,3%, che primeggiano le denunce legate alla malpractice, in una situazione in cui la salute negata, rilevano i curatori del rapporto, diventa giustizia negata – cui segue l’area del consumerismo (19,2%) e dunque contenziosi con banche, assicurazioni, poste, trasporti; al terzo posto in media si piazzano le questioni di lavoro (15%) seguite dalla famiglia (11,9%), anche qui con differenze territoriali perché le questioni familiari hanno un peso più rilevante al Nord (16%). Una giustizia, dunque, che continua a evidenziare differenze territoriali.

I dati di fondo, del resto, sono contenuti nella stessa Relazione di apertura dell’Anno Giudiziario 2009: l’Italia occupa il 156° posto su 181 paesi, impiega 1210 giorni per recuperare un credito a fronte dei 331 in Francia, ha una irrazionale distribuzione delle sedi giudiziarie. Fra le segnalazioni dei cittadini giunte a Cittadinanzattiva, questi i dati: fra i processi iniziati fra il 1990 e il 2000, circa il 70% risultano ancora pendenti; quelli avviati a partire dal 2001 risultano pendenti; quelli avviati fra il 1977 e il 1982 e altri nel 1993 e nel 1998 risultano in corso con una netta prevalenza di pendenza in Appello.

Nell’ambito della giustizia civile, la prima voce segnalata (33,6%) è rappresentata dai diritti reali, come il diritto di proprietà o di godimento di un bene, per cui si può attendere anche trent’anni per il giudizio definitivo. Scarsa la conoscenza dei cittadini sulla possibilità di ricorrere a forme di conciliazione alternativa. Notevole il peso (23%) delle questioni condominiali. Seguono con il 19,8% le questioni legate alla famiglia e con il 19% quelli legati a contratti.

Fra le segnalazioni che riguardano la giustizia penale, la maggioranza dei contatti (63%) riguarda soprattutto i reati contro le persone, come aggressione, sequestro o errore diagnostico o medico, quando si avvia un procedimento specifico contro il professionista sanitario. "E proprio in merito a queste azioni i lunghi tempi dei processi determinano frequentemente la prescrizione del reato – rileva il Rapporto – Di fatto quindi, il cittadino e lo Stato sostengono inutili spese, con il conseguente senso di ingiustizia, di sfiducia e di abbandono".

"La perdita di fiducia nei confronti del sistema giudiziario – conclude il Rapporto – nasce dagli irragionevoli e inaccettabili tempi lunghi dei processi, causa spesso della decorrenza dei termini e della prescrizione. Il motivo, secondo quanto emerge dall’analisi delle segnalazioni del Pit Giustizia, sta in ingiustificati e ripetuti rinvii delle udienze, dal ripetersi delle sostituzioni dei giudici, dagli incomprensibili ritardi nel deposito delle sentenze, dall’inadeguata, e spesso discussa, attività condotta dai CTU, molto spesso una delle principali cause dei rinvii. In oltre un caso su sei (15,8%) chi si rivolge a Cittadinanzattiva lo fa appunto per chiedere come accedere al risarcimento per la durata del processo".

PDF: Principali dati e proposte I Rapporto Pit Giustizia

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