Cittadinanzattiva, in Italia rifiuti a peso d’oro

Quanto costa il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani a una famiglia-tipo italiana? A Caserta, la spesa annua sfiora i 400 €, il quadruplo rispetto alla città meno cara d’Italia, Reggio Calabria (95 €). Livorno (321 €) la città più cara del Centro-Nord. Per ogni capoluogo di provincia, l’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha effettuato nel biennio 2005/2006 una rilevazione in termini di costo sopportato da una famiglia-tipo di tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200 € e una casa di proprietà di 100 metri quadri.

L’indagine, condotta con il contributo dei rilevatori civici di Cittadinanzattiva, ha rilevato, inoltre, che la media annua più alta si registra in Campania (264 €), la più bassa in Molise (118 €), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese che trova conferma anche all’interno di una stessa Regione: in Sicilia, per esempio, a Enna la Tarsu arriva a costare 348 €, ben 190 € in più rispetto alla Tarsu che si paga a Ragusa (158 €). Lo stesso dicasi in Lombardia, dove la Tarsu pagata a Milano (262 €) supera di 138 € la Tarsu pagata a Cremona (124 €) o nel Lazio, dove il servizio a Latina costa 292 €, ben 153 € in più rispetto a quanto si paga a Viterbo (139 €).

Per quanto riguarda il caro collette, in media, in un anno una famiglia-tipo ha sostenuto nel 2006 una spesa di 206 € per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con un aumento del 3% rispetto all’anno precedente, con 11 città che hanno fatto registrare incrementi superiori al 4% e ulteriori 11 che hanno fatto registrare incrementi superiori al 10%: Teramo (Tia +84%), Palermo (Tarsu +75%), Catania (Tarsu +37,5%), Taranto (Tarsu +30%), Perugia (Tia +29%), Ragusa (Tarsu +25%), Siracusa (Tarsu +25%), Oristano (Tarsu +23%), Viterbo (Tarsu +18%), Livorno (Tia +13%), Terni (Tia +12%). Di queste, solo in due casi (Perugia e Livorno), l’incremento tariffario è parzialmente giustificato dal passaggio da Tarsu a Tia. Al riguardo, a dieci anni di distanza dal Decreto Ronchi del 1997, solo il 41% dei comuni capoluogo di provincia ha adottato, a fine 2006, la Tariffa d’igiene ambientale (Tia), mentre il 59% è rimasta ferma alla Tarsu (Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani). Inoltre, da gennaio 2000 a maggio 2007, secondo dati Istat, l’incremento registrato a livello di tariffe è stato del 42%.

"In genere, in Italia il servizio smaltimento rifiuti meno funziona e più lo si paga – commenta il vice segretario generale di Cittadinanzattiva, Giustino Trincia – Da Tarsu a Tia, per le tasche dei cittadini il risultato è quasi sempre un aumento delle spese, come dimostra il fatto che in un anno in circa 1/3 dei capoluoghi di provincia le tariffe sono aumentate oltre il tasso di inflazione".

Secondo Cittadinanzattiva, il caos rifiuti impone un immediato intervento di Parlamento e Governo capace di bloccare la spirale di aumenti delle tariffe relative: la proposta dell’associazione è quella di iniziare a eliminare l’addizionale provinciale, "non solo perché essa può incidere fino al 5% del totale della spesa sostenuta, ma anche perché è sempre più difficile capire a cosa servano oggi le province soprattutto per assicurare servizi di questo genere".

Nel calcolo degli importi – spiega Cittadinanzattiva nel rapporto – le somme sono tutte comprensive, per la Tia, di Iva al 10% e addizionale provinciale (che varia dallo 0% di Trento e Bolzano al limite massimo del 5% riscontrato in 32 Comuni su 44). Per la Tarsu, gli importi considerati sono tutti comprensivi della addizionale erariale (10%) e dell’addizione provinciale (che in questo caso varia dallo 0% di Aosta al limite massimo del 5% riscontrato in 52 Comuni su 62).

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